Ferrari 849 Testarossa, i mille cavalli che nascondono un'anima accessibile

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Quando una vettura, che è stata annunciata come l'erede della SF90 Stradale e che vanta il Titolo di Ferrari di serie più potente di sempre con i suoi 1.050 cavalli, viene filmata mentre scorrazza sul circuito di Monteblanco, ci si aspetterebbe un racconto fatto esclusivamente di numeri da capogiro e di prodezze per soli iniziati. Eppure, ciò che emerge dalle prime valutazioni sulla 849 Testarossa va in una direzione parzialmente inattesa, perché quel biposto ibrido plug-in a trazione integrale, pur confermando prestazioni da brivido, sembra essere stata ingegnerizzata con un'attenzione particolare alla guidabilità. Il motore endotermico, un V8 biturbo da 4.0 litri profondamente rivisitato capace di erogare da solo 830 CV, lavora in sinergia con una unità elettrica e un cambio robotizzato a doppia frizione ad 8 rapporti, in uno schema meccanico collaudato ma spinto verso nuovi traguardi, il cui scopo dichiarato non è solo stupire per le cifre, ma anche per l'approccio alla guida.

La potenza che non intimorisce è qui che il paradosso, solo apparente, prende forma: una hypercar da numeri estremi viene descritta come relativamente facile da condurre, un ossimoro tecnologico reso possibile da una suite di sistemi elettronici di assistenza alla guida particolarmente raffinati e ben calibrati. L'impressione, suffragata dalle prime indicazioni, è che gli ingegneri di Maranello abbiano lavorato non solo per spremere il massimo dalla meccanica, ma anche per mediare quella potenza stratosferica e renderla gestibile, una filosofia che, se confermata, segnerebbe un punto di svolta importante nell'offerta della casa. L'ibridizzazione plug-in, con la sua batteria da 7.5 kWh che si ricarica anche in fase di decelerazione, contribuisce a questo quadro complessivo, aggiungendo un tassello di efficienza a un mosaivo dominato dalla performance pura.

Tra innovazione e attesa il design della vettura, ispirato a modelli leggendari del passato dai quali riprende anche il nome, incarna visivamente questo dualismo tra tradizione e futuro, mentre il prezzo e i tempi di consegna pongono, come è ovvio, dei paletti molto definiti alla sua diffusione. La pazienza di attendere circa due anni per ricevere l'auto diventa, in questo contesto, l'ultimo e più esclusivo dei filtri d'accesso a un'esperienza che si propone come unica, ma che paradossalmente cerca di non essere elitista nel feeling di guida. Le immagini diffuse dall'ufficio stampa Ferrari, che mostrano la vettura in azione sulla pista spagnola, restituiscono l'idea di una macchina nata per essere spremuta in circuito, senza per questo richiedere necessariamente le doti di un pilota collaudatore

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