Hormuz, affonda il cargo Gfs Pride: iPhone e profumi galleggiano tra i container

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le immagini rimbalzate sui social mostrano scatole di iPhone e flaconi di profumo che galleggiano tra i relitti di un cargo nello Stretto di Hormuz. Il video, diventato virale in poche ore, documenta il naufragio della Gfs Pride, nave portacontainer battente bandiera di Singapore, affondata dopo un incendio scoppiato a bordo. Tutti i 21 membri dell'equipaggio sono stati evacuati in sicurezza e non si registrano feriti, come confermato dall'Autorità marittima e portuale di Singapore.

Sulla dinamica dell'incidente, però, pesano versioni contrastanti che finora non hanno trovato una ricomposizione.

Le versioni contrapposte sull'accaduto

La Guardia Rivoluzionaria iraniana sostiene che il cargo abbia urtato una mina navale mentre percorreva una rotta marittima non autorizzata, una circostanza che i Pasdaran hanno ribadito con durezza nei comunicati diffusi dalle agenzie locali. Le autorità marittime di Singapore, dal canto loro, riferiscono di colpi esplosi da fonti non identificate, senza indicare un ordigno specifico né attribuire responsabilità. La nave trasportava oltre 2.500 container, molti dei quali sono finiti in mare dopo il naufragio, liberando il carico commerciale che le piccole imbarcazioni locali hanno iniziato a recuperare tra le onde.

Un'ondata di attacchi nel passo strategico

L'affondamento della Gfs Pride non è un episodio isolato nel quadro del conflitto che da mesi tiene sotto scacco lo Stretto di Hormuz. Secondo i dati diffusi dall'agenzia britannica per il commercio marittimo, dall'inizio delle ostilità lo scorso febbraio si contano 135 incidenti marittimi nella zona, con 114 navi danneggiate e 76 persone tra feriti e morti in mare.

Il traffico attraverso il passo è crollato di circa il 70 per cento rispetto ai livelli precedenti alla guerra, una contrazione che pesa sui flussi energetici globali visto che da queste acque transitava un quinto del greggio mondiale prima del conflitto.

La chiusura del passaggio e le rotte vietate

Teheran ha chiuso lo Stretto di Hormuz dopo l'inizio delle ostilità con Stati Uniti e Israele, imponendo restrizioni alla navigazione e minando ampie porzioni del passaggio. La Marina dei Pasdaran ha più volte avvertito che le imbarcazioni le quali spengono i sistemi di posizionamento e radar per attraversare rotte non autorizzate vengono considerate ostili. Nella giornata di sabato la stessa forza militare ha annunciato che una superpetroliera con oltre due milioni di barili di greggio a bordo ha preso fuoco dopo aver urtato una mina navale, sempre lungo una rotta non autorizzata.

Secondo il comunicato, la nave aveva disattivato i sistemi di geolocalizzazione nel tentativo di attraversare lo stretto contando sul supporto delle forze statunitensi.

Il recupero del carico tra i container sommersi

Le riprese diffuse in rete mostrano decine di piccole imbarcazioni che si muovono tra container parzialmente sommersi, mentre gli occupanti recuperano casse e confezioni finite in acqua. In un filmato, una voce fuori campo racconta di aver sentito del naufragio e di essersi diretto verso lo stretto per raccogliere iPhone e profumi. La nave, partita da Dubai, trasportava elettronica di consumo e cosmetici destinati ai mercati regionali, merce che ora galleggia alla deriva insieme ai rottami.

Le autorità hanno invitato i pescatori locali a prestare attenzione ai container che affiorano in superficie, un pericolo concreto per la navigazione nelle acque antistanti il relitto.

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