Meloni e Macron cercano il disgelo, tra differenze e interessi comuni
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L’incontro di ieri a Palazzo Chigi tra Giorgia Meloni e Emmanuel Macron, durato tre ore, ha segnato un tentativo di riavvicinamento dettato più dalla necessità che dalla spontanea sintonia. I due leader, entrambi in blu scuro – quasi a simboleggiare una volontà di allineamento persino nell’abbigliamento – hanno evitato toni aspri, preferendo sottolineare la necessità di una collaborazione europea di fronte a sfide sempre più complesse. «Abbassiamo i toni, rispettiamo le nostre differenze, lavoriamo insieme sull’essenziale», ha commentato Marc Lazar, esperto di relazioni italo-francesi, sintetizzando lo spirito del vertice.
Le tensioni tra Roma e Parigi, accumulate negli ultimi anni su temi come la gestione dei migranti, le politiche industriali e la difesa comune, non sono certo evaporate. Ma la crescente instabilità internazionale, con Trump nuovamente alla Casa Bianca e il conflitto ucraino ancora aperto, ha spinto i due governi a riconsiderare l’opportunità di un dialogo più strutturato. La nota congiunta rilasciata dopo l’incontro parla di «coordinamento degli sforzi» per affrontare crisi condivise, dall’Ucraina alla Libia, quest’ultima definita senza giri di parole una «polveriera» da cui nessuno trae vantaggio.
Nonostante i sorrisi e le strette di mano prolungate, però, restano nodi irrisolti. Macron, che in passato ha guardato con diffidenza all’ascesa di Meloni, sembra ora più disposto a trovare un terreno comune, soprattutto sul fronte della difesa europea e degli investimenti industriali. La premier italiana, dal canto suo, ha cercato di sdrammatizzare le precedenti frizioni, evitando però di rinunciare del tutto alla retorica dei «volenterosi» – quel gruppo di Paesi, tra cui la Francia, da cui l’Italia ha spesso preso le distanze su temi fiscali e migratori.




