Sparatoria al Divine club di Bisceglie, ucciso un 42enne di Carbonara: il racconto dei testimoni e il giallo dei due sicari

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella notte, tra sabato e domenica, la movida pugliese è stata nuovamente lacerata da una violenza che non conosce tregua. È accaduto nel parco divertimenti della notte, tra le luci stroboscopiche e la musica ad alto volume del Divine club di Bisceglie, il locale già noto come “Divinae Follie”, dove un uomo di 42 anni, Filippo Scavo, residente a Carbonara (frazione di Bari), ha perso la vita dopo essere stato raggiunto da un proiettile alla base del collo. Il dramma si è consumato intorno alle 3.55, quando la lite – degenerata in pochi secondi – ha trasformato la pista da ballo in un campo di battaglia. Il personale del 118, accorso immediatamente, ha tentato di strapparlo alla morte, ma il 42enne è deceduto poco dopo l’arrivo al pronto soccorso dell’ospedale di Bisceglie, dove è stato trasportato d’urgenza intorno alle 4.40.

Secondo i primi riscontri investigativi, la cui regia è affidata alla procura di Trani, l’omicidio sarebbe stato innescato da un alterco tra più soggetti presenti all’interno del locale. Ciò che trasforma questo episodio in un caso giudiziario di particolare gravità – oltre alla dinamica quasi “western” – è la presenza di almeno due persone armate di pistola. Mentre una delle due armi, forse per un difetto di meccanismo o per l’esaurimento dei colpi, si sarebbe inceppata, l’altra ha invece esploso il proiettile fatale. Una circostanza, quest’ultima, che restringe il campo delle ipotesi investigative: non una lite improvvisa, bensì l’esecuzione di un agguato lampo, con un sicario che avrebbe fatto fuoco a bruciapelo o comunque a distanza ravvicinata.

«Poteva essere una strage», il racconto agghiacciante di un testimone oculare

Il panico è stato indescrivibile, e lo testimoniano le dichiarazioni raccolte dall’agenzia Agi da chi ha assistito alla scena. Un testimone, ancora sotto choc, ha usato parole che gelano il sangue: «Poteva essere una strage. Se non colpivano lui, potevano prendere altre dieci o venti persone sulla stessa linea di tiro». L’uomo, dopo l’iniziale litigio, sarebbe uscito da un’uscita di sicurezza per poi rientrare poco dopo, armato, e fare fuoco senza curarsi della ressa. La traiettoria dei proiettili, per puro miracolo, ha risparmiato decine di giovani che in quel momento si trovavano sulla stessa direttrice. Un altro particolare emerso dagli accertamenti parla di un’arma inceppatasi: se anche quella fosse stata funzionante, il bilancio sarebbe stato probabilmente ben più grave. Al momento, gli investigatori stanno vagliando i filmati dei circuiti di videosorveglianza interni ed esterni alla discoteca, cercando di identificare i due armigeri e i loro complici, se ce ne sono.

L’ipotesi del regolamento di conti e il coinvolgimento della Dda

La vittima, Filippo Scavo, 42 anni, non era certo un volto nuovo alle cronache giudiziarie baresi. Sebbene le fonti ufficiali non abbiano ancora fornito dettagli sui suoi precedenti – gli inquirenti mantengono il massimo riserbo per non compromettere le indagini –, circola con insistenza l’ipotesi di un regolamento di conti legato agli ambienti della criminalità organizzata. Non a caso, le indagini sarebbero seguite con particolare attenzione dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, che già nelle scorse settimane aveva acceso i riflettori su alcuni episodi di violenza nella provincia Bat. La scelta del luogo – una discoteca affollata nel cuore della notte – suggerisce una volontà intimidatoria di rara ferocia, quasi a voler dimostrare che nessun luogo è più sicuro quando scattano certi meccanismi. D’altro canto, la fuga dei due killer, dileguatisi nel caos generale approfittando della calca, complica notevolmente le ricerche.

L’allarme sociale e le reazioni delle forze dell’ordine

Sul posto, subito dopo la sparatoria, sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Bisceglie e la scientifica, che ha effettuato un sopralluogo minuzioso per rilevare i bossoli e ogni altra traccia utile. Il Divine club, uno dei locali notturni più frequentati dell’intera regione, è stato posto sotto sequestro. Dalle testimonianze raccolte tra i giovani presenti emerge un quadro di terrore assoluto: molti di loro si sono gettati a terra istintivamente, altri hanno cercato riparo dietro ai tavoli o si sono riversati verso le uscite di sicurezza, in una fuga precipitosa che avrebbe potuto causare ulteriori tragedie da calpestio. Un altro frammento di cronaca, quello della rissa a Pavia costata la vita a un 25enne, si intreccia idealmente a questa notte di violenza, restituendo l’immagine di un fine settimana segnato dal sangue in due diverse regioni d’Italia. Gli investigatori, intanto, stanno ascoltando una serie di testimoni chiave, tra cui alcuni buttafuori e dipendenti del locale, nella speranza di ottenere descrizioni più precise dei due individui armati. Un’indagine complessa, quella della procura tranese, che dovrà fare i conti con la legge dell’omertà spesso prevalente in certi ambienti.

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