Shiffrin torna regina dello slalom, la staffetta femminile dello short track regala un argento storico

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Redazione Sport Redazione Sport   -   È una Mikaela Shiffrin versione antidoto alla pressione quella che, sulle nevi di Cortina, ha letteralmente dominato la prima manche dello slalom speciale, mettendo una seria ipoteca su quella che poi è diventata, di fatto, una cavalcata trionfale verso il terzo oro olimpico della sua carriera. La fuoriclasse americana, reduce da un digiuno di metalli pesanti che durava ormai da otto anni, ha letteralmente polverizzato ogni residua speranza per le avversarie con una prima discesa semplicemente perfetta, complice forse una tracciatura che le si addiceva, come un abito cucito su misura. Il vantaggio di ottantadue centesimi sulla tedesca Lena Duerr e di un secondo esatto sulla svedese Cornelia Öhlund, emerso al termine della run mattutina, rappresentava un tesoro così consistente che solo un evento catastrofico avrebbe potuto sciupare. Detto, fatto: nella seconda discesa, con la tranquillità di chi sa di avere un margine enorme, Shiffrin ha gestito senza affanni, chiudendo con un distacco abissale di un secondo e cinquanta centesimi sulla svizzera Camille Rast, che ha conquistato l’argento, e relegando la svedese Anna Swenn Larsson alla medaglia di bronzo. Per la trentenne di Vail, che tornava sul gradino più alto del podio in una specialità che l’aveva vista trionfare da giovanissima a Sochi nel 2014, è il quarto sigillo olimpico in carriera, un successo che cancella le delusioni di Pechino 2022, dove non aveva raccolto nemmeno una medaglia. Le italiane, va detto senza infingimenti, non hanno mai realmente giocato un ruolo da protagoniste: Lara Della Mea e Martina Peterlini, entrambe tredicesime a ridosso della top ten, hanno comunque portato a termine una prova dignitosa su una pista che, forse, raccontava storie di gloria per altre interpreti.

L’Italia dello short track si conferna regina del ghiaccio con una staffetta d’argento

Se sull’alfiere a cinque cerchi dello sci alpino femminile il discorso si chiude con un gradino più basso del podio, ben altra musica è risuonata invece sotto il tetto del Forum di Assago, dove il ghiaccio continua a regalare emozioni e medaglie all’Italia dello short track. La staffetta femminile dei 3000 metri, composta da un quartetto di straordinario spessore tecnico e nervi saldi, ha conquistato una medaglia d’argento che vale doppio, non solo per il metallo in sé, ma per ciò che rappresenta. Arianna Fontana, Elisa Confortola, Chiara Betti e Arianna Sighel hanno disputato una finale tesissima, gestendo con intelligenza i colpi di scena di una gara pazza, segnata dalle cadute delle grandi favorite olandesi, finite rovinosamente a terra nel bel mezzo della corsa. Le azzurre, invece, hanno retto l’urto emotivo e la pressione, incalzate da un pubblico in visibilio, e hanno tagliato il traguardo alle spalle di una Corea del Sud semplicemente imprendibile, dimostrando una compattezza e una maturità che fanno ben sperare per il futuro della specialità. Per Arianna Fontana, colonna portante di questo movimento, questo argento assume i contorni della leggenda pura: con questa medaglia, la numero quattordici della sua sconfinata carriera, la portabandiera di queste Olimpiadi supera lo schermidore Edoardo Mangiarotti, issandosi solitaria in cima alla classifica degli atleti italiani più medagliati di sempre nella storia dei Giochi, un primato che resisteva da decenni e che testimonia la longevità e la classe di un’atleta fuori dal comune. Unico neo di giornata per i colori azzurri sul ghiaccio milanese è stata la sorte toccata a Pietro Sighel nei cinquecento metri: l’azzurro, in corsa per un posto sul podio fino a due giri dalla fine, è caduto in seguito a un contatto con il canadese Maxime Laoun, un contatto che i giudici hanno giudicato di responsabilità condivisa, estinguendo così il sogno di una medaglia che sembrava davvero alla portata.

Delusione nel fondo femminile, attesa per il biathlon e bronzo di Pellegrino e Barp

Se lo short track ha regalato gioie, lo sci di fondo femminile non è riuscito a centrare l’obiettivo che molti, forse troppo ottimisticamente, avevano prefigurato. La coppia formata da Iris De Martin Pinter e Caterina Ganz, sulla quale si era riposta la speranza di sfruttare la conoscenza del tracciato di casa e la resa dei materiali, si è dovuta arrendere all’evidenza di una giornata storta e a un livello di competitività internazionale probabilmente superiore alle loro attuali possibilità. Le azzurre, chiudendo in ottava posizione, non sono mai realmente entrate nel vivo della lotta per le medaglie, vinta dalla solita Svezia davanti alla Svizzera, con la Germania che ha completato il podio soffiando il bronzo alla Norvegia solo al fotofinish. Una prestazione opaca, che non inficia però il fantastico cammino dell’Italia in queste Olimpiadi, un cammino che nel tardo pomeriggio si arricchirà ulteriormente con la staffetta femminile di biathlon. Sulle nevi di Anterselva, dove il pubblico di casa sa trasformarsi in un fattore decisivo, andrà in scena una delle gare più attese della giornata, con il quartetto azzurro composto da Lisa Vittozzi, già oro nell’inseguimento, Dorothea Wierer, Hannah Auchentaller e Michela Carrara. Le speranze di un podio sono concrete, ma la concorrenza di Norvegia, Francia e Svezia è agguerrita e ogni errore al poligono potrebbe essere fatale. E a proposito di podi, quello conquistato ieri da Federico Pellegrino ed Elia Barp nella team sprint maschile, quel bronzo che ha portato il bottino azzurro a venticinque medaglie complessive, resta la ciliegina sulla torta di una giornata che ha visto anche lo sconforto di un campione come Ilia Malinin nel pattinaggio di figura, consolato niente meno che da Simone Biles.

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