Sequestro al Castello delle cerimonie, via allo sgombero del Grand Hotel La Sonrisa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È iniziato alle prime luci dell'alba il blitz che segna la fine di un'era per uno dei complessi più noti della costiera nocerino-sarnese. Gli agenti della Polizia Municipale di Sant'Antonio Abate, supportati dalle pattuglie della Polizia di Stato e dai militari dell'Arma dei Carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia, hanno fatto irruzione nei locali del Grand Hotel La Sonrisa per notificare e dare esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata.

Le contestazioni e il provvedimento del gip

Il provvedimento, che dispone il sequestro preventivo con contestuale sgombero delle aree adibite a esercizio commerciale, è stato richiesto e ottenuto dall'ufficio inquirente guidato dal procuratore Nunzio Fragliasso. La misura cautelare reale si fonda sulla contestazione del reato di invasione di terreni o edifici, un'ipotesi di reato che, in questo specifico contesto, affonda le sue radici in un'annosa vicenda giudiziaria relativa alla realizzazione del manufatto.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il complesso immobiliare sarebbe stato edificato in assenza dei necessari titoli abilitativi e in violazione delle normative urbanistiche, configurandosi come una lottizzazione abusiva portata a termine nonostante i ripetuti rilievi delle autorità preposte.

Le operazioni in corso e i sigilli ai locali

Le forze dell'ordine, nell'ambito dell'operazione che si sta svolgendo senza particolari tensioni, hanno provveduto ad apporre i sigilli agli uffici amministrativi e ai padiglioni utilizzati per lo svolgimento di eventi e cerimonie, che hanno reso celebre la struttura con il nome di "Castello delle cerimonie". Contestualmente alla sigillatura degli spazi, gli agenti hanno intimato lo sgombero a tutte le persone presenti all'interno dei locali commerciali al momento dell'arrivo delle autorità.

Le operazioni, che richiederanno diverse ore per essere portate a termine, interessano l'intera superficie destinata all'attività imprenditoriale, mentre non risultano al momento coinvolte le eventuali aree residenziali che dovessero ricadere all'interno della proprietà, sebbene il focus dell'intervento resti circoscritto alla parte oggetto del provvedimento giudiziario.

Il quadro giudiziario e l'epilogo della vicenda

A determinare l'epilogo di questa lunga vicenda è stata la conclusione definitiva del processo penale che, qualche anno fa, aveva già acclarato l'illiceità della costruzione, con la successiva bocciatura dei ricorsi presentati dalla proprietà. La famiglia Polese, che risulta formalmente indagata nell'ambito del procedimento che ha portato all'emissione del decreto di sequestro, non ha opposto resistenza all'esecuzione della misura, rimanendo presso le proprie abitazioni mentre gli agenti svolgevano le operazioni di rito.

Il provvedimento del gip, esecutivo fin dalla notifica di questa mattina, pone dunque un sigillo definitivo sull'attività commerciale che per decenni ha rappresentato un punto di riferimento per le celebrazioni e gli eventi dell'area vesuviana, lasciando ora spazio alle valutazioni sulla sorte dei beni confiscati e sul futuro occupazionale dei lavoratori che gravitavano attorno alla struttura, sebbene le comunicazioni ufficiali al momento restino circoscritte al solo adempimento della misura cautelare.

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