Renault chiude il 2025 con ricavi in crescita ma l’utile affonda per la svalutazione di Nissan

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il gruppo Renault ha archiviato il 2025 con ricavi in aumento del tre per cento, attestandosi a 57,9 miliardi di euro, una crescita che a tassi di cambio costanti avrebbe toccato addirittura il 4,5 per cento, eppure il bilancio, presentato il 19 febbraio, racconta una storia ben più complessa e sfaccettata, perché se da un lato le vendite globali segnano un +3,2 per cento con 2,34 milioni di veicoli consegnati, trainati dai modelli elettrici come la Renault 5 e dalla crescita dei marchi Dacia e Alpine, dall'altro i conti vengono pesantemente penalizzati dalla gestione della partecipazione in Nissan, il partner storico dell'alleanza. La casa automobilistica francese ha infatti registrato una perdita netta di 10,9 miliardi, un rosso profondo che sconta una svalutazione non monetaria di 9,3 miliardi legata al cambiamento del trattamento contabile della quota detenuta nel gruppo giapponese: escludendo questo effetto e le altre voci straordinarie legate a Nissan, che includono anche un contributo negativo per 2,33 miliardi dalle società collegate, l'utile netto rettificato si sarebbe fermato a 715 milioni, un dato che da solo testimonia la redditività operativa di fondo, ma che non basta a nascondere il peso di una relazione sempre più complicata.

L’impatto della partnership con Geely e la nuova strategia produttiva

A sostenere i conti, oltre alla buona performance commerciale, ha contribuito in maniera determinante l’accelerazione impressa dalla nuova dirigenza, quella guidata da François Provost, subentrato a luglio a Luca de Meo, nel rivedere le alleanze strategiche e i processi industriali, con un’attenzione particolare alla riduzione dei costi e all’espansione internazionale. Un tassello fondamentale di questa strategia è rappresentato dalla collaborazione sempre più stretta con il colosso cinese Geely, con il quale Renault ha consolidato la partnership in Brasile nel novembre del 2025: un accordo, questo, che ha visto Geely acquisire una partecipazione del 26,4 per cento in Renault do Brasil, permettendo così alla casa francese di utilizzare la piattaforma multi-energia GEA del partner cinese per ampliare la propria gamma di veicoli a zero e basse emissioni, e contestualmente di aumentare i volumi produttivi nello stabilimento Ayrton Senna nello Stato del Paranà, dove verranno assemblate vetture di entrambi i marchi. Progettare e costruire auto più rapidamente, come dimostra questa intesa, e continuare a investire nei motori termici oltre che nell’elettrico, si sta rivelando una leva cruciale per reggere l’urto di un mercato automobilistico globale in piena turbolenza, minacciato dalla concorrenza cinese e dalla volatilità normativa.

Il calo della redditività operativa e le previsioni per il 2026

Nonostante i ricavi in crescita, il margine operativo del gruppo è sceso dal 7,6 per cento del 2024 al 6,3 per cento, attestandosi a 3,63 miliardi, un arretramento dovuto a molteplici fattori, tra cui un effetto cambi negativo per 282 milioni di euro, l’impatto di prezzi e mix per 733 milioni e maggiori costi per le garanzie. La divisione automotive, in particolare, ha visto il proprio margine operativo contrarsi al 4,2 per cento, mentre il ramo servizi finanziari Mobilize Financial Services ha performato bene, con un utile in crescita del 13,3 per cento a 1,5 miliardi, contribuendo ad attutire il colpo. La generazione di cassa del ramo auto si è attestata a 1,5 miliardi, in calo rispetto ai 2,88 dell’anno precedente, ma la posizione finanziaria netta è stata definita “da record” dallo stesso gruppo, toccando i 7,4 miliardi a fine anno, un dato che offre una certa tranquillità in vista delle sfide future. Per il 2026, però, le previsioni sono improntate alla prudenza, se non a un cauto pessimismo, con una guidance che indica un margine operativo atteso intorno al 5,5 per cento e un flusso di cassa libero in calo a circa un miliardo, segno che il contesto competitivo più acceso e gli investimenti necessari per l’elettrificazione continueranno a comprimere la redditività.

Il peso specifico di Nissan e la revisione dei rapporti

Parallelamente ai buoni risultati ottenuti con Geely, Renault si trova a dover gestire il nodo Nissan, un rapporto trentennale che negli ultimi anni ha attraversato fasi di forte turbolenza, acuite dall’arresto di Carlos Ghosn e dalla successiva ristrutturazione dell’alleanza. L’uscita di Luca de Meo e il conseguente avvicendamento ai vertici hanno riaperto il dialogo tra le due case, con Provost che, a differenza del suo predecessore, sembra intenzionato a rivalutare i termini e i benefici di una partnership che, nonostante tutto, potrebbe offrire sinergie importanti in un’industria che richiede volumi sempre maggiori per ammortizzare i costi di sviluppo. Le trattative in corso, di cui si hanno notizie già dallo scorso novembre, mirano a ridisegnare gli equilibri, anche alla luce delle difficoltà finanziarie di Nissan, e potrebbero portare a una cooperazione più efficace in aree chiave come lo sviluppo di piattaforme comuni e la condivisione degli investimenti per l’elettrico, un fronte sul quale Renault, da sola, non può permettersi passi falsi.

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