Il lavoro domestico tra nuove regole e bonus: niente 730, ma i 1.200 euro arrivano lo stesso

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Redazione Economia Redazione Economia   -   C’è una data cerchiata in rosso nelle agende di oltre 900 mila famiglie italiane – il 10 aprile 2026 –, termine ultimo per versare i contributi Inps relativi a colf, badanti e babysitter per il primo trimestre dell’anno. Una scadenza che, questa volta, arriva carica di novità sostanziali: da un lato l’adeguamento dei minimi retributivi, entrato in vigore già a gennaio, dall’altro l’addio ai bollettini cartacei, sostituiti da un sistema interamente digitale che richiede un cambio di passo per molti datori di lavoro. E mentre ci si prepara agli adempimenti previdenziali, un altro fronte si apre sul versante fiscale, grazie a una precisazione del Ministero dell’Economia che riguarda da vicino proprio i lavoratori domestici.

Bonus Renzi, la svolta per chi non presenta il 730

Il trattamento integrativo, quell’ex bonus Renzi da 1.200 euro l’anno destinato ai lavoratori dipendenti con redditi fino a 28mila euro, finora sembrava un miraggio per colf e badanti. La ragione è strutturale: a differenza di un normale impiegato, il datore di lavoro domestico non funge da sostituto d’imposta, e quindi non può riconoscere l’aumento automatico in busta paga. Per recuperare quei soldi, l’unica strada sembrava quella del modello 730, con la beffa che molti – per scarsa informazione o per la complessità della procedura – finivano per perdersi il beneficio. Ecco che il Mef, rispondendo a un’interrogazione in Commissione Finanze alla Camera, ha chiarito un punto decisivo: l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi non preclude affatto il diritto al bonus. Se l’Agenzia delle Entrate avvia un accertamento e il lavoratore dimostra di possedere i requisiti reddituali, il fisco è tenuto a riconoscere il credito, riducendo l’imposta dovuta. Una boccata d’ossigeno per chi, magari per dimenticanza o per mancata assistenza fiscale, non ha inviato il 730.

Rimborso a Natale e la lentezza del meccanismo

Se però per la maggior parte dei dipendenti il bonus è una voce fissa dello stipendio, per colf e badanti i tempi cambiano radicalmente. In assenza del sostituto d’imposta, l’unico canale rimane la dichiarazione dei redditi: presentandola, il rimborso arriva a fine anno, spesso nei giorni immediatamente successivi a Natale. Non solo: chi invia il 730 in anticipo riesce a entrare prima nei flussi di pagamento dell’Agenzia delle Entrate, anche se va messo in conto che l’attesa resta comunque più lunga rispetto ai colleghi del settore privato. Un aspetto, questo, che pesa sulla liquidità delle lavoratrici – spesso donne – che attendono il credito per mesi.

Digitalizzazione obbligatoria e minimi in salita

Tornando agli obblighi di aprile, il 2026 segna una svolta tecnologica per i contributi. L’Inps ha infatti avviato lo smantellamento dei bollettini postali: per i datori di lavoro con meno di 76 anni non arriverà più la consueta lettera cartacea. Il pagamento va effettuato esclusivamente tramite canali digitali: PagoPA, home banking, app IO o il portale dedicato sul sito dell’Istituto. Solo per i maggiorenni over 76 è prevista una deroga temporanea, per accompagnarli nella transizione. Parallelamente, è scattato l’adeguamento dei minimi retributivi: l’Istat ha aggiornato le tabelle salariali con un incremento medio che si aggira attorno all’1%, per adeguare i compensi al costo della vita. Chi sbaglia importo o usa ancora il vecchio bollettino rischia sanzioni, ma soprattutto di creare irregolarità nella posizione previdenziale del proprio collaboratore.

Un sistema a due velocità tra fisco e previdenza

Il quadro che emerge è quello di un comparto – quello del lavoro domestico – sempre più tirato tra la spinta alla regolarizzazione e le complessità burocratiche. Da un lato il bonus fiscale diventa più accessibile, anche per chi sbaglia a dichiarare; dall’altro, la gestione dei contributi si fa più stringente, con scadenze fisse al 10 aprile, 10 luglio, 10 ottobre e 10 gennaio che non ammettono più ritardi cartacei. L’invito, per le famiglie, è di non affidarsi alla memoria: servono un promemoria sul calendario e l’accesso a uno smartphone, perché il vecchio bollettino alle poste è ormai un ricordo.

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