L’alimentazione come scudo per il cervello che invecchia: le ultime conferme dalla scienza

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il legame tra ciò che portiamo in tavola e la salute della nostra mente, un tempo argomento per pochi addetti ai lavori, si è ormai imposto come un pilastro della ricerca medica contemporanea. Non si tratta soltanto di gestire il peso forma o di tenere a bada il colesterolo, ma di difendere la nostra lucidità, la memoria e, in ultima analisi, la qualità della vita con l'avanzare dell'età. Mentre l'aspettativa di vita cresce, cresce anche l'urgenza di comprendere come preservare le funzioni cerebrali, e la comunità scientifica sta accumulando prove sempre più solide sul fatto che la prevenzione passi attraverso scelte alimentari consapevoli e tempestive.

Un ampio studio internazionale, i cui risultati sono stati pubblicati su JAMA Neurology, ha analizzato le abitudini alimentari di oltre 159mila persone seguite per diversi decenni, concentrandosi sulla fascia d'età tra i 45 e i 54 anni. La ricerca, che ha preso in esame diversi modelli nutrizionali, ha scoperto che chi segue con costanza la dieta DASH, un regime alimentare nato per contrastare l'ipertensione e ricco di frutta, verdura, cereali integrali e povero di grassi saturi e zuccheri, vede ridursi fino al 40% il rischio di sviluppare i segni precoci del declino cognitivo. Questo dato è particolarmente significativo perché sposta l'attenzione sull'età di mezzo come la finestra temporale cruciale per mettere in atto strategie preventive efficaci, suggerendo che intervenire sullo stile di vita quando si è ancora lontani dalla terza età possa fare la differenza nel garantire un invecchiamento cerebrale di successo.

La dieta mediterranea e l’asse intestino-cervello

Parallelamente, il modello alimentare che da sempre fa da stendardo alla nostra penisola continua a raccogliere consensi e a svelare nuovi segreti. Una recente indagine condotta dai ricercatori dell’Istituto di Ricerca Sanitaria e Biomedica di Alicante, nell’ambito del progetto PREDIMED-PLUS, ha monitorato per sei anni un gruppo di 746 persone over 65 con rischio cardiovascolare elevato. I risultati, apparsi su BMC Medicine, mostrano che una forte aderenza alla dieta mediterranea non solo giova al cuore, ma lascia una sorta di “impronta” positiva sulla composizione della flora batterica intestinale, quella che oggi chiamiamo microbiota. Questa specifica configurazione microbica, a sua volta, si associa a un rallentamento oggettivo del deterioramento cognitivo. Gli scienziati parlano di un vero e proprio asse di comunicazione tra intestino e cervello: i batteri “buoni”, favoriti da un'alimentazione ricca di fibre e grassi insaturi, produrrebbero sostanze in grado di ridurre l'infiammazione sistemica e proteggere i neuroni.

I nutrienti essenziali per la manutenzione neuronale

Ma quali sono, nel concreto, i composti che agiscono come elisir di lunga vita per le nostre cellule grigie? Una revisione pubblicata sull'International Journal of Molecular Sciences e diffusa da Parkinson.it, mette in luce il ruolo cruciale di un intero spettro di vitamine nella prevenzione e nel supporto terapeutico delle malattie neurodegenerative. Oltre alla nota azione della vitamina D e del potente antiossidante vitamina E, l'attenzione si concentra sul gruppo B. La B6, la B9 (folati) e la B12, in particolare, sono essenziali per tenere sotto controllo i livelli di omocisteina, un amminoacido che, quando si accumula nel sangue, diventa tossico per i neuroni e accelera il declino cognitivo. A queste si aggiungono minerali come zinco e selenio, e la colina, un precursore dei neurotrasmettitori, la cui presenza è stata collegata a un miglior funzionamento della memoria. Un aspetto interessante, sollevato da un altro studio della South Dakota State University, suggerisce che inserire piccole quantità di carne rossa magra in un contesto dietetico complessivamente sano, come la dieta DASH, può contribuire a soddisfare il fabbisogno di questi nutrienti “critici” per il cervello.

Il paradosso italiano e i cibi “amici” della mente

Nonostante la ricchezza della tradizione culinaria mediterranea, emerge un paradosso tutto italiano: siamo spesso malnutriti proprio rispetto ai nutrienti di cui il cervello avrebbe bisogno. Come osservano le neuroscienziate Michela Matteoli ed Eliana Liotta in un'analisi della letteratura scientifica, l'abbondanza di cibo non si traduce automaticamente in una nutrizione adeguata per il sistema nervoso, portando a stanchezza mentale e cali di concentrazione. La soluzione, suggeriscono gli esperti del Policlinico di Milano, è puntare su alimenti specifici: il pesce azzurro e il salmone per gli omega-3, fondamentali per la comunicazione tra neuroni; la frutta secca, come noci e mandorle, per la vitamina E e il magnesio; i frutti di bosco e le verdure a foglia verde, ricchi di flavonoidi e antiossidanti che contrastano lo stress ossidativo, un processo particolarmente dannoso per il tessuto cerebrale. E un consiglio pratico arriva anche da una semplice ricetta: la pappa al pomodoro, grazie al licopene del pomodoro cotto e reso biodisponibile dall'olio extravergine d'oliva, diventa un piatto prezioso per la sua azione antinfiammatoria e protettiva sui neuroni.

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