Femminicidio di Tolentino, la premeditazione nell’omicidio di Gentiana: l’ex marito arrivò in monopattino per non farsi riconoscere
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Redazione Interno
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La scena è quella di un borgo marchigiano che, in una sera d’estate, si trasforma in teatro di un delitto annunciato. Gentiana Kopili, 45 anni, viene accoltellata a morte dall’ex marito, Nikollaq Hudhra, 55enne albanese come lei, in piazza a Tolentino. Quello che colpisce, oltre alla ferocia dell’aggressione – una lama di 30 centimetri, dieci fendenti, poi i calci – è la meticolosa preparazione. L’uomo arriva in monopattino, un dettaglio che non è casuale: sapeva che Gentiana avrebbe riconosciuto la sua auto, e forse sarebbe fuggita.
Sotto la tuta, il coltello. La piazza, viale Benadduci, oggi è un tappeto di fiori, rose rosse e messaggi strappati al dolore. «Riposa in pace, proteggi i tuoi figli», si legge su un biglietto lasciato accanto alla macchia di sangue che ancora segna l’asfalto. I testimoni, quelli che hanno visto tutto, parlano di un uomo seduto sulla panchina dopo l’omicidio, lo sguardo fisso sul corpo della ex moglie. Le immagini riprese dalle telecamere mostrano quel che resta di un’esistenza spezzata: Gentiana a terra, in una pozza di sangue, mentre il killer aspetta, immobile, l’arrivo delle forze dell’ordine.
«Le dissi di allontanarsi da quell’uomo, ma lei pensava solo ai figli», racconta l’avvocato che l’aveva seguita. La storia di Gentiana è quella di una donna intrappolata in un incubo che, purtroppo, aveva già tutti i contorni della tragedia. L’ex marito, ossessionato dall’idea che lei lo volesse avvelenare, aveva messo una catena al frigorifero. Dopo la separazione, aveva cambiato la serratura di casa per escluderla, salvo poi concederle di rientrare a patto che dormisse su un divano, in una stanzetta. «Aspettava, voleva proteggere i ragazzi», spiega ancora il legale.




