Ilicic si racconta: gli incubi di Bergamo, Gasperini e il ricordo di Astori

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Josip Ilicic, uno dei talenti più puri e sfaccettati ad aver solcato i campi della Serie A nell'ultimo decennio, dipinge a tinte forti il suo periodo sotto la guida di Gian Piero Gasperini. In un'intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, l'ex fantasista sloveno, la cui carriera è stata indissolubilmente legata alle sorti dell'Atalanta, ricorda con una miscela di stanchezza fisica e ammirazione intellettuale i metodi del tecnico. "Non riesci a dormire, ti viene da vomitare", ha confessato Ilicic, descrivendo l'intensità degli allenamenti; eppure, nonostante la fatica, riconosce l'efficacia di un approccio che, sebbene estremo, "ti entra in testa come nessuno", plasmando calciatori e mentalità in modo indelebile.

I trasferimenti mancati e la scelta di Bergamo

La sua parabola nerazzurra, che lo ha visto trasformarsi in un idolo, potrebbe però aver preso strade diverse. Lo stesso Ilicic ha svelato di essere stato vicino a indossare altre maglie, rivelando come "con il Napoli era quasi fatta", prima che l'allora presidente Percassi ponesse il suo veto sul trasferimento. Non furono quelli gli unici club a bussare alla sua porta: il Milan e il Bologna, all'epoca guidato da Sinisa Mihajlovic, si fecero avanti con proposte concrete. La sua riflessione, però, lo portò a una scelta di campo precisa, preferendo la centralità e il comfort trovati a Bergamo al rischio di diventare "uno dei tanti da un’altra parte". Anni dopo, nel 2022, il richiamo del Siviglia giunse quando ormai la spinta interiore si era esaurita, decidendo così per un commiato dal calcio italiano e il ritorno alle origini, nel Maribor.

Le ombre della vita fuori dal campo

Accanto ai successi sportivi, il periodo bergamasco è stato segnato da profonde cicatrici personali. Ilicic ha rievocato senza filtri i momenti più bui, tra i quali spicca il dolore per la scomparsa di Davide Astori, un evento che lo ha "segnato per sempre". A questo lutto, si sono sommate le difficoltà legate alla pandemia di Covid-19, un periodo durante il quale la città di Bergamo visse una tragedia collettiva, con le immagini dei camion militari che trasportavano le bare divenute simbolo di un'angoscia nazionale. In quel frangente, la percezione dello sloveno fu stridente: "In Slovenia era come se il Covid non ci fosse, mentre a Bergamo sfilavano le bare". A peggiorare il quadro, circolarono voci infondate su una presunta infedeltà della moglie, voci che, a suo dire, furono diffuse proprio perché la sua figura, al top della popolarità, era diventata un bersaglio facile, spingendolo infine a un temporaneo allontanamento.

La chiamata di Gasperini che cambiò tutto

Il legame con Gasperini, peraltro, nacque quasi per caso, in un ribaltamento degli eventi che sembrava scritto nel destino. Ilicic ha ricordato come il suo approdo all'Atalanta non fosse affatto scontato, avendo già praticamente finalizzato l'accordo con la Sampdoria. "Era fatta con la Sampdoria", ha spiegato, ma il giorno prima di sostenere le visite mediche ricevette una telefonata inaspettata. Dall'altra parte della cornetta c'era proprio Gasperini, che con una domanda diretta gli propose di giocare per lui. La risposta iniziale di Ilicic fu di cortese rifiuto: "Mister, vado a Genova, non posso". Quella che poteva sembrare una semplice chiamata d'incoraggiamento si rivelò, invece, il preludio di un'avventura che avrebbe segnato la storia recente del club orobico e la carriera del giocatore stesso.

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