Ferragamo scende sotto il miliardo nel 2025, il wholesale e la Cina frenano la crescita

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il gruppo Salvatore Ferragamo ha archiviato l'esercizio 2025 con un fatturato che, scendendo al di sotto della soglia simbolica del miliardo, ha segnato un sensibile passo indietro rispetto all'anno precedente. I ricavi preliminari consolidati, infatti, si sono attestati a 976,5 milioni di euro, un dato che tradotto in percentuale equivale a un calo del 5,7% a cambi correnti e del 3,8% se si considerano i cambi costanti. L'ultimo trimestre dell'anno, nonostante qualche segnale di vitalità in specifiche aree, non è riuscito a invertire una tendenza negativa che si era già manifestata nei periodi precedenti, con un turnover di 282 milioni di euro che ha segnato una flessione del 3,2% a cambi correnti.

Il dualismo tra canali di vendita

A leggere i dati nel dettaglio, emerge con chiarezza un quadro contraddittorio, dove due anime del gruppo sembrano procedere in direzioni opposte. Da un lato, il canale diretto al consumo, quello che comprende le boutique di proprietà, ha mostrato una tenuta incoraggiante, crescendo del 3,1% nell'intero anno e accelerando nel solo quarto trimestre con un robusto +6,3% a cambi costanti. Dall'altro, il canale wholesale, che include la vendita a grandi magazzini e multi-brand store indipendenti, continua a rappresentare il vero tallone d'Achille dell'azienda, precipitando di un preoccupante 23,5% nel 2025 e trascinando con sé l'intera performance del gruppo.

Il peso del contesto geografico e valutario

Le difficoltà non si limitano alla scelta del modello distributivo, ma investono anche la geografia delle vendite, con l'area Asia-Pacifico – e in particolare la Cina – che rimane un mercato complesso e dalla ripresa ancora fragile. Questa situazione, unita alle fluttuazioni valutarie, ha contribuito in maniera significativa al divario tra il calo a cambi correnti e quello, meno pronunciato, a cambi costanti, evidenziando come i venti contrari per il settore del lusso arrivino da più direzioni. Alcuni analisti finanziari, tra cui quelli di Barclays, avevano del resto anticipato un trimestre conclusivo debole, sebbene le performance effettive di Ferragamo siano risultate lievemente al di sotto delle attese del consensus di mercato.

Uno scenario in evoluzione

Quello che si delinea, dunque, è il ritratto di una maison storica alle prese con una fase di riassetto strategico, in cui la volontà di rafforzare il controllo diretto sulla clientela attraverso i propri negozi si scontra con una contrazione repentina del business generato dai partner wholesale. Un riallineamento, quest'ultimo, che se da una parte penalizza immediatamente i ricavi, potrebbe nel medio periodo rivelarsi una scelta obbligata per preservare l'esclusività del brand. L'andamento del quarto trimestre, sebbene nel complesso negativo, lascia intravedere proprio nei numeri del direct-to-consumer un possibile timido faro per il futuro, indicando una via percorribile per risalire la china.

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