Altri due giornalisti spiati con Paragon: le prove sui cellulari e la richiesta di chiarimenti a Meloni
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Redazione Interno
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La lista delle vittime del software Graphite, sviluppato dalla società israeliana Paragon, si allunga. Dopo Francesco Cancellato, direttore di Fanpage.it, anche un altro giornalista della stessa testata, Ciro Pellegrino, e un reporter europeo che ha preferito mantenere l’anonimato sono stati presi di mira attraverso l’installazione fraudolenta dello spyware. Le analisi forensi condotte da Citizen Lab, il gruppo di ricerca dell’Università di Toronto specializzato in sorveglianza digitale, hanno confermato la presenza del malware sui loro iPhone.
Apple aveva già segnalato, il 29 aprile scorso, che un gruppo ristretto di utenti iOS era stato colpito da un «software di sorveglianza avanzato». Tra questi, i due giornalisti hanno autorizzato l’esame dei dispositivi, dai quali è emerso l’utilizzo di Graphite, strumento che consente l’accesso remoto a messaggi, microfoni e telecamere. Se nel caso di Pellegrino il bersaglio è noto – un reporter che si è occupato di inchieste scomode –, l’identità dell’altro professionista resta protetta, sebbene venga definito «importante» dalle fonti che hanno diffuso la notizia.
La questione, oltre a riaprire il dibattito sull’uso illegale di spyware, ha immediate ripercussioni politiche. L’Unione europea ha fatto sapere, attraverso canali ufficiali, che «qualcuno ha preso di mira Fanpage», sollevando interrogativi sulle responsabilità. Matteo Renzi, da parte sua, ha chiesto a Giorgia Meloni di «chiarire» il ruolo del governo, considerato che Paragon – come altre aziende del settore – intrattiene rapporti con diversi Stati.




