Meloni e Macron, faccia a faccia per un’Europa "sovrana". L’agenda comune e il patto con la Casa Bianca
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Redazione Interno
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L’incontro tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron a Palazzo Chigi, definito da Le Figaro «un nouveau départ» e da Le Monde una «riconciliazione», ha assunto contorni più definiti nelle ore successive. Fonti governative italiane, senza scendere in dettagli, hanno lasciato trapelare che il vertice è stato «un successo politico», mentre lo stesso Macron, in un post su X, ha parlato di un «ottimo incontro» che ha permesso di «approfondire il coordinamento» tra i due paesi. Un tono conciliante, lontano dalle tensioni degli ultimi anni, che sembra suggerire una convergenza su temi cruciali per l’Europa.
Al centro dei colloqui, oltre alla tradizionale retorica sulla cooperazione, c’è un obiettivo concreto: evitare quello che entrambi i leader considerano uno scenario catastrofico, ovvero il disimpegno americano dal Vecchio Continente. Con circa 84mila soldati statunitensi dispiegati in Europa, molti dei quali schierati a difesa del fianco orientale, la possibilità che Washington riduca il proprio impegno in caso di vittoria di Donald Trump alle prossime elezioni preoccupa non poco Roma e Parigi. Sebbene non sia emerso un piano dettagliato, è chiaro che Meloni e Macron stiano lavorando a un’intesa con la Casa Bianca per garantire continuità alla presenza militare statunitense, considerata indispensabile per la sicurezza europea.
Ma non è solo la difesa a unire i due leader. Quello che alcuni osservatori hanno ironicamente ribattezzato «agenda Macroni» comprende una serie di dossier trasversali, dall’immigrazione all’energia, passando per la competitività industriale. Se in passato le divergenze tra Italia e Francia hanno spesso fatto notizia – si pensi alle tensioni sui respingimenti o alla crisi dei sottomarini australiani –, dietro le quinte i due governi hanno più volte collaborato su posizioni comuni a Bruxelles, soprattutto a livello tecnico. «Italia isolata? Solo nei sogni della sinistra», ha commentato sarcasticamente un diplomatico romano, sottolineando come i dissidi mediatici nascondano spesso pragmatismo




