Trump e la minaccia dei dazi, l'Europa cerca una risposta tra eurobond e indipendenza digitale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La stretta dei rapporti transatlantici, con la rielezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, ha spinto gli analisti europei a interrogarsi su quali strumenti l'Unione possa effettivamente impiegare per difendere i propri interessi economici. Dopo la minaccia di "una grande ritorsione", lanciata a Davos nel caso in cui l'Europa decidesse di vendere titoli di stato americani, le istituzioni comunitarie si trovano a dover valutare opzioni che vadano oltre la semplice reazione. L'iter per la ratifica dell'intesa sui dazi tra Ue e Usa, come ha confermato il relatore Bernd Lange, rimane sospeso in attesa di una valutazione del gruppo negoziale del Parlamento europeo, una pausa che riflette la necessità di ponderare con estrema cautela ogni mossa.

L'ipotesi degli investimenti strutturali e il nodo degli eurobond

Secondo l'analisi di Massimo Bordignon, docente di Scienza delle finanze e già consulente della Commissione europea, una strada percorribile risiederebbe nella capacità di attrarre capitali verso progetti continentali solidi e credibili. "Ogni anno l’Europa investe circa 300 miliardi negli Stati Uniti", ha sottolineato l'economista, il che significa che, in presenza di valide alternative, una parte consistente di quel risparmio potrebbe essere trattenuta e reinvestita all'interno dei confini dell'Unione. L'idea, che molti collegano all'emissione di titoli di debito comune, si scontra però con l'attuale priorità data al riarmo, un settore che, sebbene cruciale, non esaurisce le esigenze di sviluppo infrastrutturale e tecnologico di lungo periodo delle economie europee.

La dipendenza tecnologica e lo "scenario incubo"

Un fronte altrettanto delicato è quello della sovranità digitale, un tema sul quale alcuni osservatori, come Key4Biz, hanno lanciato allarmi ben prima che diventasse materia di dibattito internazionale. Il rischio paventato, e poi ripreso da autorevoli testate straniere, è quello di un'eventuale interruzione dei servizi digitali statunitensi per l'Europa, disposta per via di un ordine esecutivo. Per scongiurare una simile evenienza, considerata estrema ma non più impensabile, si propone di attuare una politica di procurement pubblico basata sul principio "buy european", che potrebbe fungere da vero "game changer" per favorire l'adozione di alternative tecnologiche già esistenti e sviluppate nel continente.

Gli strumenti a disposizione e i loro limiti procedurali

Di fronte a possibili misure coercitive, l'Unione dispone di uno strumento formale, il Regolamento Anti-Coercizione, che è stato spesso definito come il "bazooka" commerciale europeo. Tuttavia, come precisato da esperti di politica commerciale, questo meccanismo non costituisce affatto una leva di risposta immediata. La procedura, infatti, prevede una fase iniziale di accertamento dei fatti che può durare fino a quattro mesi, durante i quali deve essere tentata una soluzione diplomatica. Solo in seguito, e dopo un voto del Consiglio a maggioranza qualificata, potrebbero essere adottate contromisure concrete, un percorso che rende lo strumento più adatto a scenari di pressione economica protratta nel tempo che non a ritorsioni fulminee.

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