Panetta avverte: dazi e frammentazione bancaria minacciano l’Europa, servono eurobond e riforme
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Redazione Economia
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Il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha tracciato un quadro netto delle sfide economiche che attendono l’Europa, strette tra le politiche protezionistiche di Donald Trump – tornato alla Casa Bianca – e le fragilità strutturali del Vecchio Continente. Se da un lato i dazi statunitensi rischiano di aggravare squilibri già esistenti, dall’altro la frammentazione del sistema bancario europeo continua a limitare l’accesso al credito, soprattutto per le piccole imprese.
«Gli squilibri della globalizzazione», ha osservato Panetta, «hanno alimentato frustrazione, ma vanno analizzati senza semplificazioni». Le disuguaglianze crescenti e la contrazione delle opportunità per i lavoratori meno qualificati dipendono, in larga misura, dall’impatto del progresso tecnologico, ma anche da «pratiche commerciali scorrette», come i sussidi pubblici di cui beneficiano alcune economie emergenti. Una critica indiretta alla Cina, sebbene il governatore eviti riferimenti espliciti.
Sul fronte interno, Panetta ha espresso cauta apertura verso le operazioni di aggregazione bancaria in corso, purché finalizzate a rafforzare la capacità di erogare prestiti a famiglie e imprese. Il credito, infatti, continua a contrarsi, sebbene a un ritmo più lento rispetto al passato. Un segnale che, se ignorato, potrebbe acuire le difficoltà di un tessuto produttivo già fragile.
Ma è la risposta europea alla sfida protezionistica a preoccupare maggiormente. L’Unione, il cui peso manifatturiero globale si è dimezzato dal 1990, rischia di subire passivamente le scelte americane. «L’irrazionalità delle politiche di Trump», ha sottolineato Panetta, «non ha giustificazioni economiche». Per questo, l’Europa deve reagire con strumenti comuni, a partire dagli eurobond, che potrebbero garantire stabilità e margine di manovra in un contesto internazionale sempre più volatile.




