Panetta: “Il commercio globale si espande nonostante i dazi, ma la frammentazione resta un errore da non commettere”
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Redazione Economia
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Il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, intervenuto sabato 21 febbraio al 32esimo congresso annuale di Assiom Forex a Venezia, ha offerto una lettura articolata e per certi versi controcorrente dello stato di salute dell’economia mondiale, fotografando un sistema che, nonostante le turbolenze geopolitiche e le barriere commerciali, mostra una capacità di tenuta e adattamento notevoli. Di fronte a una platea di operatori finanziari, il numero uno di Palazzo Koch ha riconosciuto che le fratture internazionali, lungi dall’essersi ricomposte, si sono anzi ampliate; eppure, ha aggiunto con una certa enfasi, l’economia globale non solo non ha rallentato, ma ha fatto registrare una crescita superiore alle aspettative, con il commercio internazionale che ha continuato a espandersi a un ritmo del 4 per cento, doppio rispetto a quanto previsto e superiore a quello del Pil mondiale.
A sostenere questa dinamica, secondo l’analisi di Panetta, ha contribuito in modo significativo l’emergere di un nuovo ciclo tecnologico trainato dall’intelligenza artificiale, che ha alimentato l’innovazione, stimolato gli investimenti e, di fatto, sostenuto gli scambi oltre ogni barriera tariffaria. Se ne trae, ha spiegato, la prova di una resilienza strutturale del sistema produttivo globale, capace di riorganizzarsi di fronte agli ostacoli. Ciò non significa, ha tuttavia precisato il governatore, che si debbano sottovalutare le fragilità che permangono all’orizzonte: l’elevato indebitamento pubblico di molti paesi, gli squilibri nei saldi esterni e l’accumularsi di vulnerabilità latenti nei mercati finanziari restano elementi di preoccupazione, così come il confronto geopolitico e la crescente segmentazione degli scambi minacciano di imporre costi e perdite di efficienza difficili da quantificare ma certamente reali.
L’impatto dei dazi americani e la ricomposizione dei flussi commerciali
Un passaggio centrale della relazione di Panetta ha riguardato l’efficacia e le conseguenze reali delle misure protezionistiche introdotte dall’amministrazione Trump. Contrariamente a quanto ci si potesse attendere, l’onere dei dazi, ha spiegato il governatore, è finora ricaduto prevalentemente sull’economia statunitense, con gli esportatori stranieri che ne hanno sostenuto una quota tutto sommato limitata, stimata attorno al dieci per cento. Gli Stati Uniti, insomma, avrebbero in buona sostanza pagato il prezzo delle proprie barriere, con un aumento dei costi a carico delle imprese importatrici prima e dei consumatori finali poi, senza peraltro riuscire a ridurre sensibilmente il proprio disavanzo commerciale. Al contrario, l’elemento più vistoso emerso dall’analisi è stata una profonda ricomposizione geografica dei flussi: le importazioni dirette dalla Cina sono crollate di oltre un quarto, ma contestualmente sono aumentate quelle da paesi terzi come Messico, Vietnam e Taiwan, suggerendo l’esistenza di triangolazioni commerciali che aggirano i dazi e attenuano di fatto il disaccoppiamento tra le due superpotenze economiche.
La risposta cinese e la necessità di un nuovo multilateralismo
Parallelamente, Pechino ha reagito rafforzando la propria presenza su mercati alternativi, dall’Africa al Sud Est asiatico, dall’America Latina alla stessa Europa, riuscendo a conseguire nel 2025 un avanzo commerciale persino elevato. Questo riorientamento, se da un lato ha salvaguardato i volumi complessivi degli scambi, ha però comportato, come ha ricordato Panetta, costi non trascurabili in termini di riduzione dei prezzi di vendita per le imprese cinesi e di maggiore complessità per le catene globali del valore. Di qui il monito del governatore a non considerare la frammentazione come un esito inevitabile: “Arrendersi alla frammentazione sarebbe un errore”, ha scandito, sottolineando come il sistema multilaterale, per quanto imperfetto, abbia garantito per decenni progresso e prosperità. L’attuale fase richiede invece, a suo avviso, realismo e capacità di adattamento, rafforzando i canali di cooperazione esistenti e ricorrendo ad accordi bilaterali e plurilaterali tra quei paesi che continuano a riconoscere i vantaggi di relazioni fondate su regole condivise.
L’Italia e l’Europa di fronte alla sfida tecnologica e demografica
Guardando al nostro paese, Panetta ha riconosciuto che i progressi conseguiti nell’ultimo decennio non vanno sottovalutati, ma ha anche avvertito che essi non sono sufficienti a colmare le carenze strutturali accumulatesi nel tempo. Il modello di crescita italiano, basato in larga parte sull’espansione dell’occupazione e su salari contenuti, rischia di rivelarsi insostenibile alla luce delle tendenze demografiche: senza un deciso aumento della produttività, lo sviluppo potrebbe arrestarsi. Da qui l’urgenza, per l’Italia e per l’Europa tutta, di accelerare la diffusione delle tecnologie digitali e di cogliere l’opportunità offerta dall’intelligenza artificiale, investendo in formazione e capitale umano affinché l’innovazione si traduca in crescita diffusa e duratura. L’Unione europea, ha concluso, deve inoltre dotarsi degli strumenti per decidere e agire con maggiore tempestività, completando l’integrazione finanziaria e costruendo un autentico mercato dei capitali in grado di convogliare l’ingente risparmio privato verso investimenti strategici comuni.




