Panetta: l’onere dei dazi finora è stato pagato soprattutto dall’economia americana
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Redazione Economia
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Nonostante le barriere tariffarie volute dall’amministrazione Trump, che avevano l’obiettivo dichiarato di proteggere il mercato interno e riequilibrare i flussi commerciali, l’economia globale ha mostrato una capacità di adattamento che ha sorpreso molti osservatori. Il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, intervenendo al congresso Assiom Forex a Venezia, ha offerto una lettura articolata di questo fenomeno, sottolineando come l’introduzione dei dazi, lungi dal comprimere gli scambi, abbia finito per produrre effetti controintuitivi, il cui peso maggiore è ricaduto proprio sui consumatori e sulle imprese degli Stati Uniti -2. Nel 2025, ha ricordato Panetta, il commercio internazionale è cresciuto del 4 per cento, un ritmo superiore a quello del PIL mondiale e doppio rispetto alle previsioni formulate solo un anno prima, a dimostrazione di come il sistema produttivo globale abbia trovato valvole di sfogo e nuove traiettorie -10.
Una parte rilevante di questa resilienza, ha spiegato il governatore, è da attribuirsi all’emergere di un nuovo ciclo tecnologico trainato dall’intelligenza artificiale, che ha alimentato l’innovazione e stimolato gli investimenti, in particolare nella costruzione di data center e nelle filiere a essi collegate -5. Oltre la metà dell’espansione degli scambi, ha specificato, è riconducibile proprio al forte incremento dei traffici legati all’AI, un settore che ha parzialmente compensato le tensioni geopolitiche e la frammentazione degli scambi tradizionali -10. Tuttavia, questa trasformazione, se da un lato sostiene la crescita, dall’altro introduce nuove incertezze, legate all’impatto occupazionale, alla distribuzione dei benefici tra paesi e alla possibile concentrazione del potere economico in poche mani -2. L’analisi di Panetta si è concentrata anche sugli effetti distorsivi nei mercati finanziari, dove si osserva una crescente divergenza tra l’andamento dei titoli azionari e obbligazionari privati, spinti da un ottimismo forse eccessivo, e quello dei titoli sovrani, i cui rendimenti a lungo termine riflettono invece una maggiore attenzione degli investitori ai rischi geopolitici e alle prospettive dei debiti pubblici -6.
La riorganizzazione dei flussi e il costo per gli Stati Uniti
Entrando nel merito delle conseguenze delle tariffe, il governatore della Banca d’Italia ha fornito dati puntuali per sostenere la tesi secondo cui l’onere dei dazi è stato finora sostenuto in larga misura dall’economia statunitense. Contrariamente alla narrazione che vorrebbe i produttori esteri come i principali danneggiati, Panetta ha stimato che gli esportatori abbiano assorbito solo una quota limitata del costo, intorno al 10 per cento -9. In una prima fase, l’impatto è stato assorbito dai margini di profitto delle imprese americane che importano beni, per poi essere trasferito, almeno in parte, sui prezzi finali, gravando così sui consumatori, che oggi ne sopportano circa la metà -10. Il disavanzo commerciale statunitense, ha aggiunto, è rimasto sostanzialmente invariato, a dimostrazione del fatto che le barriere non hanno modificato gli squilibri di fondo.
Piuttosto che ridurre il commercio globale, i dazi ne hanno accelerato una profonda ricomposizione geografica. Le importazioni dagli Stati Uniti dalla Cina, ha osservato Panetta, hanno subito una contrazione superiore al 25 per cento, ma questo vuoto è stato colmato da un aumento dei flussi da paesi terzi come Messico, Vietnam e Taiwan -10. Parallelamente, Pechino ha dirottato la propria produzione verso mercati alternativi in Africa, nel Sud-est asiatico e in Europa, mantenendo anzi un avanzo commerciale elevato. Questo fenomeno di triangolazione, ha suggerito il governatore, lascia intendere che il disaccoppiamento effettivo tra le due superpotenze economiche sia meno profondo di quanto i dati bilaterali lascino trasparire, configurando piuttosto una nuova geografia del commercio, più frammentata e complessa -10.
Le nuove logiche geopolitiche e il ruolo del sistema bancario
In questo scenario di ridefinizione degli assetti, Panetta ha sottolineato come sia irrealistico ipotizzare un ritorno al modello di globalizzazione precedente. “Stanno cambiando i criteri che guidano le decisioni economiche di governi e imprese”, ha affermato, “alle tradizionali logiche di efficienza si affiancano, con peso crescente, considerazioni geopolitiche e strategiche” -2. Una lacerazione definitiva con gli alleati storici, come l’Europa, sarebbe comunque onerosa anche per gli Stati Uniti, ha avvertito, considerato che il Vecchio continente assorbe un quinto delle esportazioni americane di beni e detiene una quota cospicua del debito pubblico statunitense -10. La sfida, per l’Italia e per l’Europa, diventa quindi quella di muoversi in un contesto in cui sicurezza e geopolitica sono componenti essenziali, rafforzando i legami commerciali con i paesi che riconoscono il valore di regole condivise.
In questo quadro complesso, è emerso con chiarezza il ruolo che il sistema creditizio è chiamato a svolgere. Il presidente di Banca Ifis, Ernesto Fürstenberg Fassio, intervenendo anch’egli al convegno veneziano, ha raccolto l’invito del governatore, ricordando come le banche non possano limitarsi a essere meri intermediari finanziari, ma debbano agire da partner responsabili per lo sviluppo del paese, in particolare sostenendo le piccole e medie imprese della filiera del made in Italy nei loro percorsi di crescita e internazionalizzazione -3. Una funzione, questa, che il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha definito essenziale, plaudendo alle parole di Panetta: la stabilità raggiunta dalle banche italiane, ha commentato, costituisce oggi un elemento di solidità per l’intero paese, un fattore che in passato, quando gli istituti versavano in difficoltà, pesava negativamente sui giudizi delle agenzie di rating -4.




