Il paradosso dei dazi e la solidità necessaria: Panetta ridisegna le priorità per l'Europa

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nel labirinto delle permacrisi che caratterizzano quest'epoca, l'economia mondiale continua a correre, e lo fa nonostante le spinte protezionistiche e le tensioni geopolitiche che sembravano destinate a comprimerla. Se n'è avuto sentore al 32° congresso dell'Assiom Forex, riunito al Lido di Venezia, dove il governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, ha consegnato alla platea dei finanziari una fotografia nitida, e per certi versi controintuitiva, dello stato di salute globale. La crescita, ci ha detto, ha superato le attese attestandosi sul 3,3 per cento per il Pil mondiale, e il commercio internazionale non solo non si è contratto, ma ha trovato nuove rotte, aggirando gli ostacoli. È il segno, questo, di una capacità di adattamento del sistema produttivo che non deve però indurre a sottovalutare le fragilità strutturali su cui, prima o poi, il modello rischia di incepparsi -1-5.

Il nodo centrale dell'intervento del governatore risiede proprio qui: la resilienza mostrata dall'economia non può diventare un alibi per rimandare le scelte. Anzi, in un mondo in cui le crisi sono ormai la norma e non l'eccezione, la risposta non può più essere emergenziale, ma deve diventare strutturale. Panetta mette in guardia dall’illusione che la crescita attuale, trainata in larga parte dal nuovo ciclo tecnologico legato all'intelligenza artificiale, possa da sola risolvere gli squilibri accumulati -5. L'AI, pur rappresentando un motore straordinario di innovazione e stimolo agli investimenti – basti vedere come abbia alimentato gli scambi e sostenuto la borsa statunitense, in particolare il comparto tecnologico – porta con sé incertezze rilevanti. L'impatto sulla produttività è atteso, ma la sua distribuzione tra Paesi, settori e lavoratori è tutta da verificare, così come restano aperti gli interrogativi sulle ricadute occupazionali e sulla concentrazione del potere economico -1-10.

La lezione americana sui dazi e l'errore della frammentazione

C'è un paradosso, in questa fase, che Panetta non ha esitato a sottolineare. La guerra dei dazi, scatenata con l'intento di rallentare la globalizzazione e riequilibrare i rapporti a favore degli Stati Uniti, ha prodotto finora un effetto opposto. Il conto da pagare, infatti, è rimasto in larga parte in casa americana. Non solo il commercio mondiale non si è fermato, ma la capacità di adattamento del sistema ha trovato nell'innovazione e nell'AI nuovi carburanti per crescere, spostando semplicemente il baricentro degli scambi. Questo non significa che le barriere siano innocue: l'adattamento a un sistema commerciale più frammentato comporta costi e perdite di efficienza per tutti -1. Per questo, ha ammonito il governatore, arrendersi alla frammentazione sarebbe un errore madornale. Serve invece rilanciare il multilateralismo, rafforzando i canali di cooperazione esistenti e ricorrendo ad accordi bilaterali e plurilaterali per contenere i rischi, perché la storia, come quella della stessa Venezia che ospitava il convegno, insegna che l'apertura non è debolezza, ma lungimiranza -5.

Il ruolo del sistema bancario tra solidità e rischio di eccessiva prudenza

In questo scenario internazionale turbolento, il comparto bancario italiano si presenta come un baluardo di stabilità. Panetta ne ha riconosciuto la solidità, definendolo un elemento di stabilità per il Paese, ma ha lanciato anche un messaggio preciso agli istituti di credito. L'attenzione ai rischi, che è giusto e doveroso che ci sia, non deve trasformarsi in un'eccessiva cautela. Se così fosse, si rischierebbe di penalizzare proprio quelle iniziative imprenditoriali che, pur valide e promettenti, potrebbero essere soffocate da una concessione del credito troppo timorosa -6. I finanziamenti alle imprese, va detto, sono tornati a crescere, sostenendo la ripresa degli investimenti, e la redditività bancaria resta elevata grazie ai ricavi da commissioni e al basso livello delle rettifiche su crediti -6-7. Ma il rafforzamento patrimoniale raggiunto deve tradursi in un sostegno concreto all'economia reale, accompagnando gli investimenti nell'innovazione e nella diffusione delle tecnologie digitali.

Le sfide per l'Italia tra produttività e risorse da mobilitare

Guardando al nostro Paese, il governatore non ha nascosto che, sebbene i progressi del Pil non vadano sottovalutati, questi non sono sufficienti a colmare le carenze strutturali. Il modello di crescita italiano, fondato in questi anni sull'espansione dell'occupazione e su salari contenuti, non è più sostenibile alla luce delle tendenze demografiche -6-10. Senza un deciso aumento della produttività, lo sviluppo rischia di arrestarsi. La priorità, allora, diventa quella di dotarsi degli strumenti per mobilitare le risorse umane, istituzionali e finanziarie che pure non mancano. In Europa, questo significa completare l'integrazione finanziaria, costruendo un autentico mercato dei capitali capace di convogliare il risparmio – che oggi viene in larga parte impiegato fuori dall'Ue – verso beni pubblici comuni e investimenti strategici. Significa, in ultima analisi, rafforzare la capacità dell'Unione di decidere e di agire, perché la trasformazione in atto va governata, non subita -1-10.

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