Corinne Clery e la scelta del tutore legale: “Il caso Sgarbi mi ha sconvolta, così ho voluto proteggermi”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La vicenda personale e giudiziaria che vede al centro l’attrice Corinne Clery e suo figlio Alexandre, con il quale manca qualsiasi forma di dialogo ormai da nove anni, ha conosciuto un nuovo capitolo nel corso della puntata di Verissimo andata in onda sabato 21 febbraio. Ospite di Silvia Toffanin, l’interprete francese, all’anagrafe Marie-Madeleine Odile Rousseau e oggi settantacinquenne, ha voluto fare chiarezza sulla sua attuale condizione, segnata da un profondo solco familiare che il tempo non ha ricucito e che anzi, a suo dire, si è aggravato per questioni legate a ingenti interessi economici. Al centro del contendere, come noto, vi è un casale di campagna nel Viterbese, un bene a cui l’attrice è particolarmente legata, ma che risulta formalmente di proprietà del figlio in seguito a una donazione che la stessa Clery effettuò in un momento di particolare fragilità fisica e emotiva. “Io nel 2013 gli ho donato tutto”, ha rammentato l’artista dinanzi alle telecamere, rievocando il periodo in cui, spiega, un brutto virus la fece sentire in pericolo di vita; la paura di non farcela, in quei tre mesi cruciali tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, la indusse a compiere quella che oggi non esita a definire una “cavolata”, ossia intestare ogni suo avere al figlio, mossa dettata dall’istinto di protezione e dalla volontà di lasciare tutto in mani sicure, salvo poi pentirsene amaramente.

Le ragioni di una frattura e la causa per il casale

Il nodo della discordia, che ha progressivamente eroso il rapporto fino a spegnerlo del tutto, affonderebbe le radici in dinamiche di natura patrimoniale. L’attrice ha ripercorso le tappe di un deterioramento che l’ha portata a sentirsi “tradita e manipolata”, sostenendo che le richieste del figlio si siano fatte via via più pressanti. “Mio figlio mi aveva chiesto di fare un investimento all’estero”, ha raccontato, lasciando intendere che i capitali destinati a quell’operazione fossero in realtà destinati a finire direttamente nelle tasche di lui. Una dinamica, questa, che avrebbe dato il via a “grandi problemi” e incomprensioni, culminate nella decisione di Alexandre di mettere sul mercato proprio quel casale che la madre abita e che considera la sua dimora. Il 5 febbraio scorso, tra l’altro, si è tenuta un’udienza proprio in merito a questa proprietà, a dimostrazione di una guerra legale in corso che appare tutt’altro che sopita: Clery, che pure aveva concesso l’usufrutto al figlio, si è vista costretta a difendere il suo diritto a rimanere in quella casa, una battaglia che l’ha esposta a ulteriori sofferenze. Non sono mancati, nei mesi scorsi, strascichi giudiziari di altro tipo, come una querela per diffamazione sporta da Alexandre dopo alcune dichiarazioni pubbliche della madre; l’attrice, in proposito, ha sempre negato di aver mai parlato di presunte violenze fisiche, circolate invece su alcuni organi di stampa, precisando anzi di aver subìto piuttosto “violenze psicologiche” da parte del figlio, fatte di critiche costanti e atteggiamenti tesi a sminuirla.

La decisione inedita: la nomina di un tutore legale

La novità più rilevante emersa dall’intervista, tuttavia, riguarda la scelta di Corinne Clery di dotarsi di uno scudo legale che la metta al riparo da eventuali future iniziative che possano ledere i suoi diritti o la sua volontà. L’attrice ha infatti rivelato di aver deciso di nominare un legale di fiducia come suo tutore, una figura che possa rappresentarla e difenderla in caso di necessità, specialmente in situazioni di vulnerabilità. A fungere da inaspettato monito, ha confessato, è stata la vicenda che ha coinvolto il critico d’arte Vittorio Sgarbi, finito al centro di polemiche e procedimenti legali legati alla gestione dei beni della madre. “Il caso Sgarbi mi ha sconvolta”, ha ammesso l’attrice, spiegando come quella triste e nota cronaca l’abbia indotta a riflettere sulla necessità di prevenire scenari simili, in cui un figlio possa agire contro gli interessi del genitore. “Ho chiesto un tutore legale per me stessa prima che ci pensi qualcun altro”, ha dichiarato con un misto di amarezza e determinazione, evidenziando come la mossa le consenta ora di “dormire tranquilla”, consapevole che esiste una persona, un professionista, incaricato di vegliare sulle sue volontà e di frapporsi tra lei e eventuali azioni giudiziarie future. Una sorta di autotutela preventiva, insomma, che testimonia la definitiva presa d’atto della irreversibilità della frattura.

Il ritratto di un rapporto ormai concluso

Nel suo racconto a cuore aperto, Corinne Clery ha dipinto il figlio come una persona con cui il legame si è incrinato irrimediabilmente, descrivendo comportamenti che avrebbero segnato fin dall’infanzia un carattere complesso. “Era bugiardo sin da bambino”, ha rivelato, ricordando alcuni episodi in cui Alexandre, ancora minorenne, arrivava a rubarle l’auto sprovvisto di patente o a inscenare piccoli misteri in casa, dettagli che all’epoca venivano letti con una certa indulgenza, quasi come marachelle di un ragazzo vivace, e che invece oggi, riletti alla luce degli eventi, assumono per lei i contorni di segnali precursori incompresi. “Ho sbagliato”, ha ammesso, ripensando a come abbia sempre anteposto il benessere del figlio a tutto, anche a relazioni sentimentali che sacrificò pur di non creargli disagio. Un’esistenza, la sua, vissuta all’insegna della protezione materna, che si è però rovesciata in un confronto legale e in un silenzio che dura da quasi un decennio. Oggi, davanti alle telecamere, l’attrice ha voluto mandare un messaggio di forza, affermando di aver chiuso con i piagnistei e con il senso di colpa, e presentandosi come una “guerriera” che, pur senza più speranza di ricucire lo strappo, ha deciso di guardare avanti con la schiena dritta e la consapevolezza di aver agito in buona fede.

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