Il caro carburanti mette in ginocchio i portafogli e la Cgil rilancia: “Senza smart working, stangata da 1.500 euro”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il conto salato della crisi energetica, che affonda le sue radici nel conflitto in Iran e nella conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz, inizia a pesare come un macigno sulle tasche dei lavoratori italiani. Se da un lato i prezzi alla pompa continuano a viaggiare su livelli record – con il gasolio che sfiora mediamente quota 2,18 euro al litro in modalità self service e la benzina che si attesta su 1,79 euro -3-8 –, dall’altro il sindacato di Cgil lancia un allarme preciso e circostanziato: senza un ricorso massiccio e strutturale al lavoro da remoto, l’erosione del potere d’acquisto rischia di tradursi in una vera e propria “stangata” da circa 1.500 euro annui a carico dei nuclei familiari.

La situazione, come testimoniano i dati diffusi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy mercoledì 8 aprile, appare paradossale solo a un primo sguardo. Nonostante la tregua annunciata tra Stati Uniti e Iran, che teoricamente dovrebbe preludere alla riapertura del passaggio marittimo nel Golfo Persico, e nonostante il crollo del petrolio (sceso sotto i 93 dollari al barile dopo aver toccato i 109), i listini dei distributori non hanno subito flessioni significative. Anzi, in alcuni contesti provinciali si registrano già le prime “bandiere bianche”, con distributori che restano a secco per mancanza di approvvigionamento, un fenomeno che rischia di aggravarsi nelle prossime ore.

L’effetto domino sul lavoro e il calcolo dell’impatto familiare

La connessione tra il costo del pieno e la perdita secca in busta paga è più diretta di quanto si possa immaginare. L’impennata del gasolio – che ha registrato un incremento del 20% in pochi giorni – colpisce non solo la logistica e il trasporto merci, ma anche la quotidiana mobilità di chi, per recarsi in fabbrica o in ufficio, non ha alternative all’auto privata. In assenza di ammortizzatori sociali specifici legati al costo del carburante, il rincaro si scarica integralmente sul reddito disponibile delle famiglie. Il calcolo della Cgil, effettuato sulla base delle percorrenze medie dei pendolari, porta a quantificare un esborso aggiuntivo annuo di circa 1.500 euro; una cifra che, come sottolineato dal sindacato, rischia di diventare insostenibile per i salari già fermi da tempo.

La soluzione prospettata, lungi dall’essere una semplice raccomandazione, è vista come una leva imprescindibile per evitare un collasso dei consumi e, di riflesso, una recessione indotta dall’aumento dei costi fissi. Lo smart working, in quest’ottica, non è più solo uno strumento di conciliazione vita-lavoro o una reliquia dell’era pandemica, ma si configura come una politica attiva di sostegno al reddito. Riducendo gli spostamenti, si riduce la domanda di carburante e, conseguentemente, si mitiga l’impatto dei prezzi alle stelle sui bilanci familiari.

Le difficoltà della logistica e lo spettro del “lockdown energetico”

Il rischio di una paralisi non riguarda solo i singoli automobilisti, ma l’intero sistema produttivo. Sullo sfondo, infatti, si profila uno scenario da “lockdown energetico”, termine che i media hanno ripreso per descrivere l’eventualità di un razionamento forzato delle forniture. Alcuni voli aerei hanno già subito ritardi o cancellazioni a causa della scarsità di carburante in scali come Brindisi e Milano Linate -2, e la situazione non appare più rosea per il trasporto su gomma. Se il blocco de facto delle forniture dovesse persistere, l’Italia – che detiene scorte di gasolio per circa un mese – si troverebbe costretta a scegliere a quali settori garantire la priorità.

In questo quadro di incertezza assoluta, il governo è chiamato a prendere in considerazione ipotesi drastiche. Tra le misure sul tavolo dei tecnici del ministero dell’Ambiente, oltre al contingentamento degli usi civili, figurano il ritorno alle targhe alterne e, appunto, la promozione forzata del lavoro agile per i dipendenti pubblici e privati. Tuttavia, per i sindacati, queste misure rappresentano solo un palliativo se non accompagnate da un cambiamento culturale immediato. In assenza di un crollo dei prezzi che al momento non si vuole concretizzare – nonostante le pressioni internazionali –, la strada della riduzione degli spostamenti appare l’unica percorribile per evitare che il carrello della spesa e il conto del meccanico diventino beni di lusso.

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