Caro energia e smart working, la Cgil scrive a Gualtieri e Rocca: “Serve un tavolo subito”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La crisi energetica, alimentata dalle tensioni geopolitiche che hanno trasformato lo Stretto di Hormuz in un polverone pronto a esplodere, inizia a mostrare il suo volto più duro sulle spalle dei lavoratori romani e laziali. Con una lettera inviata nelle scorse ore, la Cgil di Roma e Lazio ha formalmente chiesto un incontro urgente al sindaco Roberto Gualtieri e al governatore Francesco Rocca, portando all’attenzione delle istituzioni un’equazione che rischia di diventare esplosiva: senza un ritorno massiccio al lavoro agile, per migliaia di dipendenti si profilano rincari insostenibili, stimati in circa 1.500 euro annui solo per far fronte al caro carburanti.

A lanciare l’allarme, come si legge nella nota sindacale diffusa oggi, è il segretario Natale Di Cola, il quale esprime una “forte preoccupazione” legata non solo ai listini alla pompa, ma alla tenuta stessa dei bilanci familiari di fronte a una crisi che definisce senza precedenti. Il ragionamento del sindacato parte da un dato di fatto inconfutabile: il prezzo del gasolio, schizzato a una media di 2,178 euro al litro sulla rete ordinaria secondo l’ultimo aggiornamento del Mimit, mentre la benzina si attesta a 1,789 euro. Si tratta di un incremento del 20% registrato in pochi giorni, una stangata che, in assenza di ammortizzatori sociali come lo smart working, colpisce indistintamente chi ogni mattina è costretto a mettersi in coda al distributore.

L’effetto Hormuz e il paradosso della tregua

Nonostante le diplomazie internazionali, con gli Stati Uniti di Donald Trump – tornato alla Casa Bianca ormai da oltre un anno – abbiano mediato una fragile tregua con l’Iran che prevede la riapertura del passaggio strategico, i prezzi non accennano a scendere. Anzi, i dati dell’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy mostrano un ulteriore, seppur lieve, rialzo rispetto a ieri. Il greggio Brent, è vero, viene scambiato sotto i 93 dollari al barile dopo aver sfiorato i 109, ma il crollo del 15% delle quotazioni non ha trovato alcun riscontro immediato alla pompa, lasciando i consumatori in una morsa di asfissiante lentezza.

Proprio questo scollamento tra la materia prima e il costo finale rappresenta il nodo centrale della richiesta di Di Cola. Per la Cgil, se i prezzi non si allineano al ribasso nonostante la distensione internazionale, l’unica leva per evitare l’implosione sociale è quella di ridurre la necessità di spostamento. Lo smart working, che durante l’emergenza pandemica aveva dimostrato tutta la sua efficacia nel decongestionare il traffico e ridurre i costi per i dipendenti, viene quindi riproposto come uno strumento di politica economica attiva, e non solo come un beneficio contrattuale.

La mappa dei rincari nella capitale

Se la media nazionale è già pesante, la fotografia scattata dai sindacati sul territorio romano è ancora più drammatica. Nelle scorse settimane, anche prima dell’acuirsi della crisi di aprile, il prezzo del diesel nella Capitale aveva toccato picchi di 2,30 euro al litro in zone come Trastevere, con la benzina che superava abbondantemente i due euro. Per un lavoratore che utilizza l’auto per spostarsi dal forese al centro, o per chi abita nelle borgate dove il trasporto pubblico locale è spesso inadeguato, il costo del pieno è diventato una variabile fuori controllo.

La richiesta che la Cgil rivolge a Gualtieri e Rocca è quindi chiara: l’istituzione di un tavolo permanente sul lavoro agile che vada oltre le logiche emergenziali. Il sindacato chiede di discutere non solo l’estensione della pratica dove già esiste, ma la sua introduzione strutturale laddove manca, citando implicitamente gli accordi quadro già sperimentati durante il Giubileo per alleggerire la pressione sulla mobilità cittadina. L’obiettivo, nelle intenzioni del segretario, è trasformare una misura contingente di risparmio (evitare la stangata da 1.500 euro) in una riorganizzazione permanente del lavoro.

Il contesto economico e le tensioni sociali

L’allarme della Cgil arriva in un momento in cui l’intero settore della distribuzione carburanti è sotto stress. La Figisc Confcommercio ha di recente richiamato l’attenzione sulla necessità di una visione strategica, sottolineando come la rete dei distributori non possa essere considerata una variabile solo nei momenti di crisi. Ma per Di Cola, il problema è a monte: se i rincari non si fermano, e se le istituzioni non intervengono per ridurre la dipendenza dall’auto privata incentivando il lavoro da remoto, il rischio è che l’aumento dei costi di trasporto si trasferisca a cascata su tutto il sistema economico locale.

Nella lettera inviata al Campidoglio e alla Regione, non si parla di allarmismi generici, ma di cifre e di pesi specifici che gravano sulle “lavoratrici e i lavoratori”. Il sindacato ha richiamato l’attenzione sul fatto che, mentre il governo discute di razionamenti o chiusure – ipotesi escluse dal vicepremier Salvini -6 –, i dipendenti del settore privato continuano a subire i rincari senza alcuna rete di protezione. La convocazione del tavolo richiesta a Gualtieri serve proprio a questo: aggiornare i capitolati e le politiche del lavoro a una realtà dove il costo dell’energia ha cambiato per sempre le regole del gioco.

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