Energia “razionata”: l’ipotesi delle targhe alterne e il ritorno dello smart working
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Redazione Interno
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Quando si parla di energia, non ci si riferisce soltanto al tema molto caldo e quotidiano del carburante per gli aerei – che potrebbe progressivamente diminuire se la crisi in Medio-Oriente non verrà risolta a breve termine – ma a uno scenario molto più ampio. Il consumo energetico, che tocca ormai ogni aspetto della vita quotidiana di miliardi di persone, è destinato a subire una pressione senza precedenti a causa del conflitto in atto. La guerra in Iran e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz hanno infatti rimescolato le carte del mercato petrolifero globale, riportando al centro del dibattito pubblico una misura che sembrava ormai archiviata: il lavoro da remoto. Non più simbolo di una modernità post-pandemica, ma strumento d’emergenza per ridurre drasticamente i consumi.
L’escalation dei prezzi e il monito dell’Agenzia
La crisi energetica nel Golfo ha spinto il petrolio oltre la soglia dei 115 dollari al barile, alimentata dagli ultimi attacchi. In questo contesto di fibrillazione internazionale, il direttore della International Energy Agency ha lanciato un avvertimento storico, spiegando che “il mondo non ha mai sperimentato un’interruzione dell’approvvigionamento energetico di tale portata”. Solo due settimane fa, lo stesso funzionario aveva parlato della “più grande minaccia alla sicurezza energetica globale della storia”. A dare ulteriore concretezza a questo scenario, lunedì la compagnia statale dell’Arabia Saudita, la Saudi Aramco, ha annunciato sovrapprezzi senza precedenti sulle sue forniture destinate all’Asia e all’Europa, un segnale che non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche sulla tenuta delle catene di approvvigionamento.
Lockdown energetico: le misure sul tavolo del governo
In Asia, come riportano le cronache, siamo già entrati nella fase operativa di questa emergenza. In Italia, invece, il governo sta valutando con attenzione diverse ipotesi per evitare il collasso. La parola “lockdown” – che solo da poco aveva smesso di farci rabbrividire – sta tornando prepotentemente nel lessico istituzionale. Se la situazione internazionale non dovesse migliorare rapidamente, con particolare riguardo alla riapertura dello Stretto di Hormuz, anche l’Italia potrebbe trovarsi costretta ad adottare interventi restrittivi già a partire dal mese di maggio. Tra le ipotesi più accreditate, spicca l’estensione dello smart working su larga scala, sul modello adottato durante la pandemia. Attualmente, solo una piccola percentuale dei dipendenti pubblici utilizza questa modalità, ma le norme già esistenti ne consentirebbero un ampliamento rapido.
Dalla mobilità alle industrie: i settori sotto esame
Parallelamente al lavoro agile, si sta seriamente valutando il ritorno delle targhe alterne per limitare la circolazione dei veicoli, riducendo così la dipendenza dai carburanti. Non si esclude neppure una rimodulazione dell’illuminazione pubblica, inclusa quella dedicata a monumenti ed edifici istituzionali, per contenere gli sprechi. Per quanto riguarda la lotta agli sprechi domestici, si ipotizza una riduzione di un grado della temperatura dei condizionatori durante l’estate e un abbassamento analogo per i riscaldamenti nel prossimo inverno; interventi che, secondo le prime stime, potrebbero tradursi in un risparmio significativo di gas. Le industrie ad alto consumo, come la siderurgia e la meccanica, dovranno invece prepararsi a una inevitabile rimodulazione delle proprie attività produttive. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, intanto, è pronto a presentare un piano focalizzato sulla gestione della domanda, cercando di preservare i servizi essenziali come la scuola e la sanità da eventuali tagli più drastici.




