Energia razionata, il governo studia il piano: dallo smart working alle targhe alterne, si torna all’austerità

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Sembrava un capitolo ormai archiviato, relegato nei cassetti della memoria insieme alle mascherine e ai tamponi. Dopo l’ondata pandemica che ne aveva decretato l’apice, il lavoro da remoto aveva iniziato una lenta ma inesorabile ritirata, sostituito dal ritorno in auge del badge e delle riunioni in presenza. Persino i colossi della tecnologia, che ne erano stati i più ferventi sostenitori, hanno invertito la rotta, quasi trasformando la scrivania fisica in un vessillo identitario. Eppure, lo spettro di nuove restrizioni – seppur per ragioni diametralmente opposte – torna a bussare alle porte dell’Italia, stavolta non per un virus, ma per il peso schiacciante della geografia politica. La guerra che non accenna a placarsi in Medio Oriente, con la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz, ha riacceso i riflettori su un rischio concreto: quello di un “lockdown energetico” capace di riportare il Paese a scenari di austerity che riecheggiano il lontano 1973.

Le misure sul tavolo: condizionatori, mobilità e lavoro agile

A Palazzo Chigi il dossier energia è stato preposto al vertice dell’agenda, e i tecnici del ministero guidato da Gilberto Pichetto Fratin lavorano a simulazioni che verranno presentate alla presidente del Consiglio. Nessuna decisione ufficiale è stata ancora cristallizzata in un decreto, ma le ipotesi circolano con insistenza nei corridoi del potere e, inevitabilmente, nella “piazza virtuale” dei social. Tra le misure più concrete all’esame c’è il ritorno a un utilizzo calibrato del condizionamento dell’aria: si valuta la possibilità di imporre limiti stringenti alle temperature estive (così come già accade per i riscaldamenti invernali) o di ridurne le ore di funzionamento, un intervento che potrebbe tradursi in un risparmio significativo di gas.

Sul fronte della mobilità, si affaccia l’ipotesi di ripristinare le targhe alterne per limitare la circolazione dei veicoli, un provvedimento che sa di vintage ma che potrebbe rivelarsi necessario per contenere i consumi di carburante. A corollario di tutto ciò, il lavoro agile torna prepotentemente in auge come strumento strategico: promuovendo lo smart working su larga scala per i dipendenti pubblici – e laddove possibile per quelli privati – si ridurrebbero gli spostamenti quotidiani, alleggerendo la pressione sulla domanda di benzina e gasolio.

Il precedente del 1973 e il nodo delle scorte

Cosa accadde allora, in quell’inizio degli anni Settanta che molti italiani ricordano come un trauma collettivo? Nel 1973 l’Italia fu travolta dallo shock petrolifero: i paesi membri dell’OPEC decretarono un embargo sulle forniture verso le nazioni che avevano sostenuto Israele durante la guerra del Kippur, facendo schizzare i prezzi alle stelle e mettendo in ginocchio le economie occidentali. Oggi, i margini di manovra sono tecnicamente diversi, ma l’allarme resta altissimo.

Le scorte italiane di gas, al momento, si attestano attorno al 44% della capacità totale. Un dato che, di per sé, non fa scattare immediatamente l’emergenza, ma che diventa critico se rapportato alle stime sui flussi futuri. Se il blocco dello Stretto di Hormuz dovesse prolungarsi, i rifornimenti potrebbero rallentare drasticamente nel giro di poche settimane. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha lasciato intendere che “non tutto, ma molto” potrebbe subire una battuta d’arresto già dal prossimo mese di maggio. In questo contesto, l’energia destinata agli usi non essenziali – come l’illuminazione pubblica di monumenti o le attività industriali non strategiche – sarebbe la prima a finire nel mirino dei tagli.

Dalla scuola all’industria: i settori sotto osservazione

Nonostante il clima di fibrillazione, il governo sembra intenzionato a tracciare una linea rossa tra ciò che si può fermare e ciò che va tutelato a tutti i costi. Secondo le ricostruzioni attuali, i settori della scuola e della sanità dovrebbero restare esclusi dai provvedimenti più drastici. A differenza di quanto accaduto durante la pandemia, si cerca di scongiurare il ritorno alla didattica a distanza (Dad) su larga scala, così come limitazioni pesanti alle prestazioni ospedaliere.

Il colpo più duro, semmai, lo subirebbe il comparto industriale. Le aziende energivore – si pensi alla siderurgia o alla meccanica di precisione – potrebbero essere costrette a rimodulare i turni o a fermare i macchinari nei momenti di picco della domanda. È una sorta di “selettività” del sacrificio, studiata per non far collassare la rete elettrica nazionale. Il ministro Pichetto Fratin, pur respingendo la tesi di una replica identica alla crisi degli anni ’70, non ha nascosto la necessità di passare a una logica di “realismo e monitoraggio”, dove contenere la domanda diventa l’imperativo categorico per evitare il tracollo.

Lo scenario europeo e la pressione sulle forniture

L’Italia, in questa partita, non gioca da sola. Le decisioni di Donald Trump, che da oltre un anno siede nuovamente alla Casa Bianca, hanno imposto una deadline stringente all’Iran, ma i margini di manovra diplomatica appaiono ridotti all’osso. L’Unione Europea, dal canto suo, ha preannunciato un pacchetto di misure coordinate che includono raccomandazioni simili a quelle italiane: dalla riduzione della velocità in autostrada alla promozione del trasporto pubblico.

Tuttavia, il nodo più critico resta quello del gas. Non tanto per il livello attuale degli stoccaggi, quanto per l’incapacità di prevedere le mosse dei paesi produttori. Se il flusso di combustibile dovesse interrompersi del tutto, le riserve italiane garantirebbero l’autonomia per appena un mese. Un lasso di tempo breve, che costringerebbe l’esecutivo a passare dalla fase di “preallarme” a quella di “emergenza” vera e propria, dove gli strumenti di mercato cedono il passo a quelli coercitivi. Le ipotesi attualmente sul tavolo, quindi, non sono solo esercizi di stile: rappresentano il ventaglio delle opzioni per un’estate che si preannuncia, per usare un eufemismo, rovente.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.