La Cgil chiede a Gualtieri un tavolo sullo smart working: «Senza il lavoro agile, stangata da 1.500 euro»
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Redazione Economia
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La lettera è arrivata con una certa urgenza, quasi a voler anticipare i tempi di una crisi che – e i numeri lo confermano – non aspetta nessuno. Il sindacato, attraverso la voce del suo segretario Natale Di Cola, ha richiesto formalmente un incontro con il sindaco Roberto Gualtieri e il governatore del Lazio Francesco Rocca, per discutere quella che definisce una «emergenza silenziosa»: l’impennata dei prezzi delle materie prime e, di conseguenza, del costo della mobilità. Di Cola, in una nota interna poi resa pubblica, parla di «forte preoccupazione per le conseguenze sociali ed economiche» legate alla guerra in Medio Oriente, un conflitto che – va ricordato – ha subito nelle ultime ore una parziale tregua, seppure definita «fragile» dagli stessi mediatori. Il nodo, per la Cgil di Roma e del Lazio, è immediato: senza un ritorno massiccio e strutturato al lavoro agile, i lavoratori autonomi e dipendenti rischiano una sorta di doppia penalizzazione, tra rincari alla pompa e perdita di potere d’acquisto.
L’effetto Hormuz e il rincaro del 20% sul gasolio
Non si tratta, spiegano i documenti interni del sindacato, di una semplice fluttuazione stagionale. La chiusura dello Stretto di Hormuz – un passaggio nevralgico per il trasporto del petrolio greggio – ha innescato una reazione a catena i cui effetti si sentono anche nei distributori italiani. Il gasolio, in pochi giorni, ha registrato un aumento del 20%, un balzo che per chi ogni giorno percorre decine di chilometri per raggiungere il posto di lavoro si traduce in una voce di spesa insostenibile. La Cgil ha quantificato l’impatto: senza misure correttive, e in assenza di uno smart working diffuso, l’aggravio annuo per singolo lavoratore potrebbe superare i 1.500 euro. Una cifra, quest’ultima, destinata a pesare soprattutto sulle fasce medio-basse, quelle che già faticano ad arrivare a fine mese. «Stiamo monitorando la situazione – ha dichiarato la segretaria provinciale di Cisl-Sgb Donatella Califano – e siamo naturalmente molto preoccupati per l’impatto della crisi anche sul mercato del lavoro». Una preoccupazione che, va detto, non è solo economica: riguarda la tenuta stessa del sistema produttivo locale.
La guerra in Iran e la pressione su famiglie e imprese
Lo scenario geopolitico, con le recenti minacce del presidente americano Donald Trump nei confronti dell’Iran, ha reso la situazione esplosiva. L’isola di Khark, centro nevralgico per l’esportazione del petrolio iraniano, è diventata un simbolo di questa fragilità. E se una notte ha fatto temere il peggio – con il mondo che sembrava sull’orlo di un’apocalisse energetica – la tregua annunciata ha solo rinviato di un paio di settimane il possibile precipitare degli eventi. Per i sindacati, questo clima di incertezza non può essere gestito con i soli strumenti ordinari. La Cgil chiede quindi un «tavolo permanente» con il comune di Roma e la regione Lazio, per definire modalità e percentuali di lavoro agile che vadano oltre l’emergenza pandemica, quando lo smart working venne adottato in modo massiccio e spesso improvvisato. La richiesta è quella di un intervento strutturale, non più derogabile.
La Cisl: «Aiuti della Provincia se la crisi non cesserà»
Un’eco simile arriva dall’Alto Adige, dove il sindacato più rappresentativo – pur senza citare esplicitamente la propria sigla in ogni comunicato – ha lanciato un avvertimento preciso. «Se la crisi energetica non cesserà – si legge in una nota interna della Cisl locale – occorrerà la mano della Provincia come già durante il Covid». Un parallelo, quello con la pandemia, che torna ciclicamente nei discorsi pubblici: all’epoca furono stanziati fondi straordinari per famiglie e imprese, con moratorie su bollette e mutui. Oggi, a distanza di anni, il meccanismo potrebbe riattivarsi, seppur con modalità diverse. La segretaria Califano ha ribadito che l’attenzione è massima, soprattutto per l’eventuale impatto sull’occupazione: non solo i rincari, ma anche il rischio di chiusure e cassa integrazione in quei settori – trasporti, logistica, commercio – più esposti al caro carburante. E mentre la politica nazionale sembra procedere a strappi, tra annunci e rinvii, il fronte locale chiede risposte immediate.
L’appello per un tavolo e l’assenza di un cronoprogramma
Nella lettera inviata a Gualtieri e Rocca, Di Cola non usa mezzi termini. Lo smart working, secondo il sindacato, non è più solo uno strumento di conciliazione vita-lavoro, ma una leva economica per alleggerire il peso dei rincari sulle famiglie. Ridurre gli spostamenti significa ridurre il consumo di carburante, e quindi tamponare – almeno in parte – l’effetto stangata. La richiesta, in questo senso, è chiara: «Subito un tavolo sul lavoro agile», senza attendere che la situazione degeneri ulteriormente. Quello che manca, al momento, è un cronoprogramma preciso. Né il Campidoglio né la regione hanno ancora formalizzato una risposta, anche se fonti informali parlano di una possibile riunione già nei prossimi giorni. Resta sullo sfondo, sempre più incombente, la questione mediorientale: la chiusura di Hormuz, le minacce di Trump, la guerra in Iran. Tre variabili che, combinate tra loro, tengono in scacco non solo i mercati, ma la vita quotidiana di milioni di italiani.




