La Lega si riunisce a Firenze, congresso senza sfidanti per Salvini

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A otto anni dall’ultima assemblea nazionale, la Lega torna a riunirsi in congresso alla Fortezza da Basso di Firenze, dove da oggi pomeriggio e per tutto il weekend i delegati discuteranno linea politica, statuto e organi dirigenti. Matteo Salvini, segretario uscente e vicepremier, si presenta come candidato unico alla segreteria, confermando un dominio interno che, almeno formalmente, non lascia spazio a contrapposizioni. Ma dietro l’apparente compattezza, non mancano le tensioni, a partire dalle critiche di una minoranza che contesta la gestione delle candidature al Consiglio federale, l’organo esecutivo del partito, e la defezione di alcuni assessori veneti.

Tra gli ospiti attesi, oltre ai delegati nazionali, figurano personalità come Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National francese, e Carlo Bonomi, numero uno di Confindustria, a sottolineare il tentativo di dare respiro internazionale e trasversale a un appuntamento che Salvini vuole trasformare in una cassa di risonanza per le sue battaglie. L’evento servirà anche a rilanciare il nuovo statuto, che prevede l’introduzione di quattro vice-segretari e l’ingresso di figure come il generale Roberto Vannacci, la cui presenza potrebbe accentuare i toni sovranisti del partito.

A tenere banco, però, è soprattutto la mozione Identità e Futuro, proposta dal segretario veneto Alberto Stefani, che cerca di conciliare le radici nordiste del Carroccio con l’attuale linea nazionale. I 115 delegati veneti, insieme a buona parte degli “istituzionali” – consiglieri regionali e assessori – rappresentano un blocco significativo, pronto a influenzare gli equilibri interni. Nonostante la mancanza di una sfida diretta, il congresso dovrà affrontare nodi irrisolti, a cominciare dalle frizioni tra chi spinge per un ritorno alle origini e chi, invece, sostiene l’attuale strategia di governo.

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