Ex Nba Jason Collins annuncia un glioblastoma terminale: "Lo combatterò"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
L’ex centro Nba Jason Collins, una figura storica per lo sport nordamericano dopo il suo coming out nel 2013, ha rivelato pubblicamente di essere affetto da un glioblastoma di quarto stadio. La diagnosi, giunta al termine di una serie di esami condotti nell’ultima parte dell’estate, riguarda una forma particolarmente aggressiva di tumore al cervello, i cui sintomi, come ha raccontato lo stesso atleta all’emittente Espn, si sono manifestati con rapidità preoccupante. Collins, che oggi ha 47 anni e ha una carriera professionistica svoltasi in sette diverse franchigie fino al 2015, ha affrontato la notizia con un atteggiamento che ricorda la determinazione in campo, dichiarando senza mezzi termini la propria intenzione di opporsi alla malattia.
La scelta di un percorso sperimentale
“Non resteremo a guardare questo cancro che mi uccide”, ha affermato l’ex giocatore, lasciando intendere la volontà di percorrere strade non convenzionali. Una parte di esse, del resto, lo ha già portato lontano dagli Stati Uniti, precisamente in una clinica di Singapore, dove ha iniziato a sottoporsi a un trattamento innovativo. Questo approccio combina, secondo quanto emerso, l’immunoterapia con le tradizionali radioterapia e chemioterapia, in uno sforzo terapeutico che mira a colpire la patologia con metodi sperimentali. “Cercheremo di colpirlo in modi mai usati prima”, ha aggiunto Collins, parafrasando una determinazione agonistica che lo ha accompagnato nella sua lunga militanza in palestre celebri.
Un percorso personale e simbolico
La notizia assume una risonanza particolare, andando al di là della dimensione strettamente sanitaria, per toccare quella pubblica di un personaggio che ha già segnato la storia sociale dello sport. Collins, il cui fratello gemello Jarron ha anch'egli giocato nella massima lega americana, è infatti ricordato non solo per i suoi rimbalzi e le sue difese, ma per essere stato il primo atleta attivo in una lega professionistica maggiore degli Stati Uniti a dichiarare apertamente la propria omosessualità. Quel gesto, compiuto ormai più di un decennio fa mentre era sotto contratto, rappresentò un momento di rottura in un ambiente tradizionalmente poco incline a simili aperture, aprendo una strada che altri hanno poi seguito.
La sfida contro la malattia
Ora la battaglia si sposta su un altro terreno, ugualmente duro e incerto. “Ho affrontato Shaquille O’Neal, non ho paura”, ha detto Collins, citando una delle sue rivalità in campo per esprimere il coraggio con cui intende affrontare questo nuovo avversario. La scelta di ricorrere a cure all’avanguardia in un centro specializzato all’estero illustra la complessità della lotta contro una patologia che, nella sua fase avanzata, offre opzioni limitate. La sua vicenda, seguita con attenzione da molti, riporta l’attenzione sulle sfide della ricerca oncologica e sul percorso individuale di chi, pur di fronte a una prognosi severa, decide di impegnare ogni risorsa disponibile, diventando un esempio di resilienza che travalica i confini del parquet.




