Un milione di euro per studiare il glioblastoma con la luce quantistica e un modello in 3D
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Redazione Salute
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Un progetto di ricerca quinquennale, del valore di oltre un milione di euro e interamente dedicato al glioblastoma, prenderà il via nel campus bresciano dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. A coordinare Q-Meta, acronimo che sta per “Piattaforma multidimensionale potenziata da tecnologie quantistiche per lo studio funzionale del metabolismo delle cellule tumorali”, è Giada Bianchetti, biofisica e ricercatrice presso l’ateneo, alla quale il Fondo italiano per la Scienza ha recentemente assegnato il finanziamento nell’ambito delle Life Science. L’obiettivo dichiarato è ambizioso e si propone di osservare e comprendere i meccanismi di una delle neoplasie più aggressive e resistenti, quella per cui i tassi di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi si attestano, purtroppo, attorno a un misero 5%.
Il cuore dell’iniziativa risiede nella costruzione di un modello tridimensionale del glioblastoma, una replica in laboratorio che non si limiti a riprodurre le sole cellule malate. La sfida principale, infatti, è da anni rappresentata dalla complessità del microambiente che circonda il tumore: un ecosistema dinamico composto da fibroblasti, vasi sanguigni e altre componenti che influenzano la crescita e la risposta alle terapie. Attraverso la tecnica della biostampa 3D, le cellule di una linea umana di glioblastoma – già ampiamente caratterizzata nella ricerca preclinica – verranno inrate in un bio-inchiostro assieme ad altri elementi cellulari, come quelli che simulano la struttura vascolare. L’intenzione è quella di creare una struttura stratificata “a conchiglia”, spiega la stessa Bianchetti, capace di riprodurre fedelmente l’architettura reale del tumore e le forze fisiche che vi agiscono, permettendo di modulare parametri cruciali quali la rigidità e la pressione esercitata dai tessuti circostanti.
A questo modello biologico si affianca, dall’altra parte, l’utilizzo di tecniche di osservazione basate sulla fisica quantistica. Per studiare i cambiamenti metabolici delle cellule senza interferire con i processi vitali, i ricercatori impiegheranno la microscopia a due fotoni, una metodologia che sfrutta la debole fluorescenza naturale emessa dalle cellule stesse. La vera innovazione, però, consiste nell’impiego di luce quantistica con fotoni correlati tra loro, i cosiddetti fotoni “entangled”. Questo approccio, a differenza delle tecniche classiche che richiedono fasci luminosi potenti – e quindi potenzialmente dannosi per i tessuti biologici – permette di ottenere segnali più efficienti con una minore energia luminosa. Il che significa, come sottolinea la ricercatrice, non “illuminare di più”, ma piuttosto “misurare meglio”, preservando la fisiologia cellulare e osservando i processi in tempo reale senza il rischio di fototossicità.
Un approccio che guarda oltre l’oncologia
Le implicazioni della ricerca, che nei piani potrebbe successivamente includere anche lo studio delle interazioni con il sistema immunitario, non si limitano alla sola sfida del glioblastoma. La piattaforma multidisciplinare che si intende sviluppare, integrando biostampa 3D e spettroscopie potenziate dalla luce quantistica, potrebbe fornire strumenti innovativi per l’intera ricerca biomedica. La possibilità di analizzare tessuti con una sensibilità e una risoluzione senza precedenti apre scenari che spaziano dalla diagnostica precoce di diverse patologie al monitoraggio rapido di infezioni batteriche. Applicazioni che, in prospettiva, potrebbero estendersi persino a settori industriali ad alta precisione, dimostrando come l’ibridazione tra fisica avanzata e biologia possa generare innovazioni dal respiro ben più ampio del singolo laboratorio.




