Le sei domande di Jason Granet di BNY per il 2026, in un mercato non lineare
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Redazione Economia
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Jason Granet, Chief Investment Officer di BNY, definisce senza mezzi termini il 2025 come un anno "non lineare" per i mercati, una caratteristica che, a suo avviso, è destinata a plasmare anche il prossimo esercizio. La sua analisi, emersa durante una conversazione su "Bloomberg Businessweek Daily", delinea un panorama per gli investitori solcato da interrogativi profondi, alcuni dei quali riguardano il ruolo futuro delle banche centrali e l'identificazione dei veri vincitori a lungo termine nella corsa all'intelligenza artificiale. Quest'ultimo tema, in particolare, domina le dinamiche di borsa, trainando una concentrazione di capitali in un ristretto numero di titoli tecnologici dalle valutazioni gonfiate, uno scenario che a molti ricorda le bolle speculative del passato.
Le opportunità oltre il clamore dell'IA
Proprio in questo contesto, si fanno strada le strategie controcorrente, che cercano valore lontano dai riflettori più accecanti. L'attenzione di molti analisti si sposta infatti verso quei titoli che, pur essendo rimasti indietro nella rally guidata dall'intelligenza artificiale, presentano fondamentali solidi e valutazioni più ragionevoli, spesso accompagnate da politiche distributive di dividendi. Si tratta di una caccia a opportunità specifiche, le quali potrebbero offrire potenziali catalizzatori di rialzo proprio mentre la massa degli investitori continua ad ammassarsi sui nomi più celebrati, accettandone i rischi di concentrazione.
Il punto di vista europeo e le prospettive value
Anche i mercati azionari internazionali, del resto, hanno beneficiato del clima positivo, chiudendo il 2025 con guadagni significativi; il Ftse Mib, per esempio, secondo i dati di metà dicembre, segnava un avanzamento di circa il 30 percento. Dinanzi a simili performance, la domanda su come posizionarsi per il nuovo anno diventa pressante. Sebastien Mallet di T. Rowe Price sostiene che le condizioni restino propizie per le strategie value, poiché l'inflazione e i tassi di interesse, dopo i picchi degli anni precedenti, si sono stabilizzati su livelli che possono considerarsi più normali sul lungo periodo, un ambiente tradizionalmente favorevole a questo approccio.
La selezione attiva come bussola
La complessità del quadro globale, nonostante un 2025 definito "un altro anno solido" per le azioni da Bob Homan di ING, richiede secondo gli esperti una navigazione attenta. Pur nell'attesa che gli utili aziendali continuino la loro corsa, si prevedono al contempo pressioni al ribasso sulle valutazioni, il che comprimerebbe i rendimenti attesi per il 2026. In questo scenario, caratterizzato da un divario ridotto tra i rendimenti potenziali di azioni e obbligazioni, le differenze di performance si giocheranno sempre più a livello geografico, settoriale e, soprattutto, societario, rendendo la selezione attiva dei titoli un fattore decisivo per distinguersi.




