Emirati lasciano l’Opec: “Non ci ha protetto dall’Iran”. Colpo all’Arabia Saudita
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Redazione Economia
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La notizia, mentre a Gedda si riunivano i ministri dei Paesi del Golfo, è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato ufficialmente la propria uscita dall’Opec, un’organizzazione che li aveva accolti nel lontano 1967 e della quale rappresentavano – va detto senza timore di smentita – il secondo pilastro produttivo dopo l’Arabia Saudita. Una decisione, quella di Abu Dhabi, che si covava da anni ma che si è consumata in un momento drammatico: la peggiore crisi energetica globale mai registrata, con i prezzi del greggio in bilico tra speculazioni finanziarie e strozzature logistiche.
La ragione dell’addio: “L’Opec non ci ha protetto dall’Iran”
Il motivo ufficiale, filtrato attraverso fonti vicine alla delegazione emiratina, è secco e senza giri di parole: il cartello non è riuscito a garantire la sicurezza energetica degli Emirati di fronte alle crescenti minacce iraniane. Attacchi a navi cisterna, sabotaggi a impianti strategici nel Golfo e la costante pressione militare di Teheran – che pure non viene mai nominata direttamente nei comunicati ufficiali – avrebbero convinto i vertici di Abu Dhabi che restare nell’alleanza significava subire vincoli di produzione senza ricevere alcuna protezione reale. Un ragionamento, questo, che ha spinto gli emiri a cercare una strada autonoma, magari negoziando bilateralmente con Washington e rinsaldando i legami con Israele.
Un terremoto geopolitico per Riad
La rottura, inevitabilmente, infligge un colpo durissimo all’Arabia Saudita, leader de facto dell’Opec da decenni. Senza gli Emirati – che negli ultimi anni avevano spesso spinto per aumentare la produzione oltre le quote assegnate – il cartello perde coerenza interna e peso contrattuale. A Gedda, si racconta, la notizia ha gelato i presenti: non tanto per la sorpresa in sé, quanto per le proporzioni dello strappo. L’alleanza saudita-emiratina, che aveva retto per oltre mezzo secolo, si sbriciola in poche ore, e con essa l’illusione che il Golfo possa parlare con una sola voce nei mercati petroliferi.
Conseguenze enormi, ben oltre il prezzo del greggio
Kenneth Rogoff, direttore dell’istituto di economia internazionale ad Harvard e già capo economista del Fmi, ha osservato che l’uscita del secondo paese più importante dell’organizzazione non potrà che avere ripercussioni geopolitiche enormi. Non si tratta solo di un rialzo o di un crollo del greggio – variabili che i mercati sconteranno in poche sedute – ma della fine di un equilibrio che teneva insieme interessi petroliferi, militari e diplomatici. Gli Emirati, da parte loro, hanno già fatto sapere che dal 1º maggio aumenteranno la propria produzione indipendentemente dalle quote Opec+, un messaggio chiaro diretto sia a Riad sia a Mosca. L’ordine energetico mondiale, insomma, cambia pelle sotto i nostri occhi; e chi sperava in una transizione graduale dovrà ricredersi.




