L'oro vola a 4.647 dollari, un nuovo primato che guarda ai cinquemila

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il metallo giallo continua a scrivere la sua storia, battendo record su record in una corsa che, dopo una breve pausa tecnica a fine anno, sembra non conoscere più ostacoli. La scorsa notte, durante le contrattazioni asiatiche, il prezzo spot ha toccato il livello inedito di 4.640,13 dollari l’oncia, mentre i future con consegna a febbraio hanno sfiorato i 4.647,29 dollari, segnando un progresso dell’1% in una sola seduta e spingendo il valore complessivo del guadagno dall’inizio di gennaio oltre la soglia del 7 per cento. Un dinamismo, questo, che non risparmia l’argento, il quale ha a sua volta infranto ogni precedente limite superando per la prima volta la quotazione di 90 dollari l’oncia, con un balzo del 4% in ventiquattr’ore e un incremento del 25% da inizio anno, fenomeni che insieme delineano un quadro di straordinaria forza per i beni rifugio.

Le forze che spingono la risalita

Dietro questa impennata, che molti analisti – tra cui quelli di ANZ, i quali vedono il superamento della soglia psicologica dei 5.000 dollari già nella prima metà del 2026 – considerano solo l’inizio di una fase ancora più sostenuta, agisce un complesso intreccio di fattori. Il contesto geopolitico, segnato da rinnovate e molteplici tensioni, si unisce infatti a un generale clima d’incertezza sui mercati all’avvio di questo 2026 e alle attese per le prossime mosse delle banche centrali, in particolare della Federal Reserve, più volte oggetto di aspre critiche da parte dell’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Tuttavia, il motore principale del rialzo rimane solido e chiaramente identificabile nella domanda, la quale si articola in due canali principali: gli acquisti costanti e massicci da parte delle banche centrali di diversi paesi, le quali diversificano le riserve, e i consistenti flussi di capitale che confluiscono negli exchange-traded fund legati al metallo, segno di una fiducia radicata tra gli investitori istituzionali e privati.

Un mercato sotto pressione

Questa domanda robusta, che assorbe l’offerta e sostiene i prezzi anche nei momenti di apparente stasi, opera in uno scenario macroeconomico dove le prospettive di un allentamento della politica monetaria da parte della Fed, o comunque di una sua maggiore cautela nei futuri rialzi dei tassi, rendono l’oro, asset non fruttifero, più attraente rispetto ai titoli di stato. Se a ciò si aggiunge la performance dell’argento, spesso trainata sia dal suo ruolo di bene rifugio sia da quello industriale, si comprende come l’intero settore dei metalli preziosi stia vivendo una fase di consolidamento su livelli elevatissimi, lontana – a giudicare dai volumi e dall’andamento dei grafici – da esaurire il proprio slancio rialzista nel breve termine.

Il quadro giudiziario e le inchieste

Parallelamente alle dinamiche di borsa, non mancano sviluppi di cronaca giudiziaria che, pur nella loro separatezza, contribuiscono a tenere alta l’attenzione sul mondo dell’oro. Alcune inchieste, condotte sia in Italia che all’estero, stanno esaminando presunti traffici illeciti e riciclaggio di denaro attraverso l’acquisto di metalli preziosi, episodi che le autorità trattano con la massima riservatezza per non compromettere le indagini. Tali procedimenti, i cui dettagli operativi restano coperti dal segreto istruttorio, evidenziano come il settore, per sua natura liquido e globale, possa talvolta attrarre attività criminali, un aspetto che i regolatori monitorano con crescente attenzione pur senza che questi fatti isolati incidano, al momento, sulle quotazioni di mercato.

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