Mantovano: "Pronti a intervenire per la petroliera russa se lo chiede Malta o l'Ue"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, nel corso della sua partecipazione a "24 Mattino" su Radio 24, ha chiarito la posizione del governo italiano riguardo alla vicenda della petroliera russa Arctic Metagaz, l'imbarcazione attualmente alla deriva nel Canale di Sicilia, a poche miglia nautiche dalle coste maltesi. La nave, un metaniera di 277 metri facente parte della cosiddetta "flotta ombra" russa, è rimasta gravemente danneggiata il 3 marzo scorso a seguito di un attacco condotto con droni, un'azione che Mosca ha attribuito all'Ucraina e che rappresenterebbe il primo episodio del genere nel Mediterraneo. Da allora il natante, completamente inerme e privo di equipaggio dopo il tempestivo soccorso dei marinai, vaga sospinto dalle correnti, trasformandosi in una miccia pronta a innescare quella che Mantovano stesso non ha esitato a definire una "bomba ambientale".

Il rischio concreto e il monitoraggio costante

Le autorità maltesi, nel cui Search and Rescue (Sar) area l'imbarcazione attualmente si trova, hanno istituito una zona di rispetto di sette chilometri, all'interno della quale vige il divieto assoluto di avvicinamento. Una precauzione resa obbligatoria, ha spiegato il sottosegretario, dal fatto che la nave – con i suoi serbatoi contenenti gas liquefatto e circa novecento tonnellate di nafta – può esplodere da un momento all'altro. L'Italia, dal canto suo, non è rimasta con le mani in mano. I tecnici italiani e alcune imbarcazioni specializzate, in particolare quelle dedicate al contenimento dei danni ambientali, sono già state messe a disposizione delle autorità dell'isola. C'è una condivisione in tempo reale del monitoraggio, ha assicurato Mantovano, con i colleghi maltesi che seguono ora dopo ora gli spostamenti erratici dello scafo annerito, visibilmente squarciato sui fianchi. Il premier maltese Robert Abela, interpellato sulla questione al termine di una riunione di gabinetto, ha confermato che il governo dell'isola ha discusso della situazione con i partner europei, in particolare con la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, nell'ambito di un'iniziativa che coinvolge i nove paesi del Med9.

La disponibilità operativa dell'Italia

La dichiarazione più rilevante del sottosegretario, però, riguarda il passo successivo, quello dell'intervento diretto. L'Italia, ha affermato con chiarezza Mantovano, è pronta a passare dalla fase di sorveglianza e assistenza tecnica a quella operativa vera e propria. Un'eventuale azione di rimorchio o di messa in sicurezza del relitto galleggiante, che potrebbe portare le squadre specializzate a bordo di quell'immensa massa di metallo e gas, scatterebbe in brevissimo tempo, ma solo a una duplice condizione. Il governo di Roma, infatti, non intende forzare la mano in acque internazionali che sono formalmente sotto la responsabilità di soccorso maltese, e aspetta quindi una richiesta esplicita in tal senso. "Se le autorità maltesi o l'Europa ce lo chiedessero – ha scandito Mantovano ai microfoni di Radio 24 – siamo pronti a intervenire nel giro di pochissimo". Una precisazione non banale, che da un lato sottolinea la piena operatività e la capacità di reazione italiana, e dall'altro sancisce il rispetto della sovranità e dei protocolli internazionali che regolano il soccorso e la gestione delle emergenze in mare.

Una vicenda giuridicamente complessa

Sulla vicenda, però, pesano come macigni le implicazioni legate allo stato stesso della nave. L'Arctic Metagaz non è solo un relitto alla deriva, ma un'imbarcazione battente bandiera russa e inserita nelle liste delle sanzioni internazionali da Stati Uniti e Unione Europea. Questo status complica oltremodo qualsiasi operazione di salvataggio e rimorchio, sollevando questioni delicate su chi debba eventualmente pagare per i costi dell'intervento e su quali società possano legalmente avvicinarsi alla nave senza incorrere in violazioni dei regimi sanzionatori. Le autorità maltesi, pur avendo attivato un piano di emergenza che include il noleggio di rimorchiatori e la consulenza di una compagnia di salvataggio internazionale, hanno ammesso che le comunicazioni con i legali della proprietà russa non hanno ancora portato a una soluzione permanente. Il governo di Malta, come ha dichiarato Abela, ha informato ai massimi livelli la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio Europeo, cercando un sostegno che vada oltre la mera solidarietà bilaterale, perché il rischio di un disastro ambientale, come un'eventuale fuoriuscita di idrocarburi, non riguarderebbe solo l'arcipelago maltese ma l'intero ecosistema del Mediterraneo centrale, minacciando le coste italiane e libiche.

Le conseguenze di un attacco inedito

L'attacco del 3 marzo, che ha ridotto l'Arctic Metagaz a un rottame fumante, rimane un evento dalle conseguenze potenzialmente devastanti. Il fatto che l'imbarcazione facesse parte della flotta ombra russa, utilizzata per eludere le restrizioni occidentali sul commercio di energia, aggiunge un ulteriore livello di complessità geopolitica a un incidente che di per sé è già un rebus tecnico e ambientale. Le autorità italiane e maltesi stanno seguendo con apprensione i modelli previsionali delle correnti, che potrebbero spingere la nave sempre più vicina a Gozo o verso Lampedusa. Nel frattempo, la Protezione Civile e le forze armate dei due paesi rimangono in stato di allerta. La disponibilità dell'Italia, ribadita con forza da Mantovano, rappresenta un'offerta di cooperazione concreta in un momento in cui la finestra di tempo per evitare il peggio potrebbe stringersi improvvisamente, lasciando spazio solo alla necessità di agire, senza più tentennamenti.

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