Alta velocità, una regia unica dietro i sabotaggi? Piantedosi convoca il vertice al Viminale
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Redazione Interno
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Non è soltanto la sequenza temporale, così ravvicinata da suggerire un disegno preciso, a far ritenere agli investigatori che i recenti atti di sabotaggio contro la rete ferroviaria, con particolare riguardo per le linee dell’alta velocità, possano essere ricondotti a un’unica matrice. L’ipotesi di una regia comune, come del resto lascia intendere il dirigente della polizia ferroviaria Massimo Improta parlando di un filo che legherebbe gli episodi di sabato scorso, nel Lazio, a quelli che hanno interessato l’Emilia Romagna nei giorni precedenti, guadagna credibilità di fronte all’esame delle modalità esecutive. Cavi elettrici tranciati di netto, pozzetti ispettivi scoperchiati e manomessi con una conoscenza dei nodi nevralgici della infrastruttura, quella, che non può essere improvvisata: chi ha colpito tra Salone e Labico, sulla Roma-Napoli, e tra Settebagni e la Tiburtina, lungo la linea per Firenze, sapeva esattamente dove intervenire per provocare il massimo disagio possibile, come ha del resto confermato l’amministratore delegato del gruppo FS, Stefano Antonio Donnarumma, parlando di una expertise preoccupante mostrata dai malintenzionati.
L’onda lunga di questi gesti, che hanno mandato in tilt la circolazione con ritardi anche superiori ai centocinquanta minuti, oltre a cancellazioni a catena che hanno coinvolto migliaia di viaggiatori, ha superato i confini della mera cronaca per assumere i contorni di una vera e propria emergenza nazionale. Non a caso il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha convocato con urgenza al Viminale il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, una riunione alla quale, fatto non scontato, siederanno al medesimo tavolo, oltre ai vertici delle forze di polizia e dell’intelligence, anche i massimi dirigenti di Ferrovie dello Stato. L’obiettivo, e qui si gioca una partita delicatissima, è duplice: da un lato coordinare le attività di indagine per risalire agli autori materiali di questi attentati, e dall’altro studiare contromisure efficaci per blindare una rete che, per sua natura, si estende per migliaia di chilometri in territori spesso impervi e difficilmente controllabili a vista.
Un’altra linea nel mirino, accertamenti in corso tra Sondrio e Tirano
Mentre il Viminale faceva i conti con il caos provocato sull’asse Roma-Napoli e Roma-Firenze, un’altra emergenza si materializzava in Lombardia, quasi a voler ribadire che il bersaglio, in questa fase, è il sistema-Paese nel suo complesso. La circolazione ferroviaria sulla linea Lecco-Tirano, arteria fondamentale per raggiungere la Valtellina e da lì i siti olimpici di Bormio e Livigno, è stata interrotta per ore a causa di accertamenti tecnici sulla linea elettrica. I disagi, con cancellazioni e limitazioni di corse, hanno imposto l’attivazione di un servizio sostitutivo con autobus, mentre gli inquirenti non escludono alcuna pista. Il sospetto, nemmeno troppo velato, è che si tratti di un ulteriore tassello di un puzzle inquietante, anche alla luce di quanto accaduto nella notte tra il 10 e l’11 febbraio nella medesima tratta, all’altezza di Abbadia Lariana, nel Lecchese. In quell’occasione, un tentativo di sabotaggio – finito sotto la lente delle Procure di Milano e Lecco – non aveva provocato danni gravi, ma aveva mostrato in modo cristallino l’interesse per le infrastrutture strategiche legate all’evento olimpico.
L’allarme di Donnarumma e la vulnerabilità di una rete aperta
Le parole pronunciate da Stefano Antonio Donnarumma nell’incontro all’agenzia Ansa suonano come un campanello d’allarme, che chiama in causa non solo la necessità di potenziare i dispositivi di vigilanza, ma anche una riflessione più ampia sulla natura stessa del sistema ferroviario. I sabotatori, ha spiegato il numero uno di FS, dimostrano di possedere una conoscenza tecnica non superficiale del funzionamento della rete, colpendo in punti precisi dove l’interruzione provoca conseguenze a catena difficilmente gestibili. Il problema strutturale, e qui sta la difficoltà maggiore per chi deve garantire la sicurezza, risiede nell’impossibilità di trasformare migliaia di chilometri di binari in una sorta di fortino inespugnabile: la rete, come ha sottolineato Donnarumma, è per definizione una linea aperta, esposta e vulnerabile, che non può essere sigillata in un’ampolla di vetro. Da qui la consapevolezza che la sfida si gioca su più fronti: quello investigativo, per identificare e fermare i responsabili, e quello della prevenzione, con un rafforzamento della sorveglianza, specialmente nelle aree più sensibili e in concomitanza con eventi di rilevanza internazionale come le Olimpiadi invernali di Milano Cortina. La sensazione, diffusa tra gli inquirenti, è che si stia assistendo a un salto di qualità nella strategia di chi intende colpire il Paese, sfruttando il disagio collettivo come cassa di risonanza per le proprie azioni.




