Roma, il racket degli incendi: scattano le manette per tre pusher
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Redazione Interno
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Un meccanismo di ritorsione violenta, che impiegava il fuoco come linguaggio di intimidazione, è stato interrotto dai carabinieri della Compagnia Roma San Pietro. I militari, agendo su delega dei magistrati del Dipartimento criminalità diffusa e grave della Procura capitolina, hanno eseguito nelle prime ore dell’alba un’ordinanza di misure cautelari nei quartieri Aurelio e Monteverde, colpendo tre individui ritenuti artefici di una pericolosa commistione tra spaccio di droga e incendi dolosi. Le indagini, i cui sviluppi giudiziari hanno portato alle attuali restrizioni della libertà personale, hanno dipanato una matassa criminale fatta di vendette personali e di feroci segnali punitivi, mascherati da semplici atti di teppismo o da gesti piromani.
La strategia della benzina per punire i "tradimenti"
I roghi, appiccati utilizzando litri di benzina contenuti in taniche, non erano affatto il frutto di una casuale follia distruttiva. Rappresentavano, piuttosto, una metodica risposta a quelli che i presunti esecutori consideravano sgarri o tradimenti, in un ambiente dove la legge del branco soppianta qualsiasi altro principio. Si è scoperto, infatti, che alcuni clienti dello spacciatore, dopo averlo denunciato, si sono ritrovati l’automobile completamente distrutta dalle fiamme. Una punizione esemplare, orchestrata per dissuadere chiunque pensasse di rivolgersi alle forze dell’ordine, la quale – come è emerso dalle intercettazioni – veniva perfino sbandierata con una feroce vanagloria dal principale indagato, che in una conversazione si definiva "un po' stragista".
Intrecci pericolosi tra droga e fiamme
La trama, ricostruita dai militari in ogni suo dettaglio operativo, si è rivelata più articolata di quanto potesse apparire dalla superficie carbonizzata dei veicoli. Gli stessi autori dei roghi, infatti, non agivano solo per vendette legate direttamente al giro della droga. In un caso, ad esempio, la compagna di uno degli spacciatori ha utilizzato lo stesso modus operandi per colpire l’ex convivente, il quale si rifiutava di cederle l’abitazione. Un intreccio che dimostra come la violenza, una volta eletta a strumento principale, venga poi declinata per risolvere qualsiasi tipo di contenzioso, personale o criminale che sia, creando un clima di paura palpabile in quelle zone della città.
Il network criminale dell'ovest romano
L’operazione odierna, che segue altri episodi simili come quelli registrati a Pineta Sacchetti o tra Primavalle e la Gianicolense, disegna i contorni di un vero e proprio network criminale radicato nel settore ovest di Roma. Un sistema che, stando a quanto accertato dalle forze dell’ordine, aveva nella combinazione di incendi intimidatori e spaccio di sostanze stupefacenti il proprio perverso marchio di fabbrica. Lo smantellamento di questa rete, pertanto, non rappresenta soltanto la chiusura di un’inchiesta su singoli reati, ma l’asportazione di un nodo cruciale di un’attività illecita più ampia, la quale si nutriva del terrore per prosperare indisturbata.




