A Roma i bambini palestinesi da Gaza, atterrati i voli umanitari

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella tarda serata di mercoledì, mentre il conflitto in Medioriente raggiungeva il suo 678esimo giorno, un C-130 dell’Aeronautica militare italiana ha toccato la pista di Ciampino poco prima della mezzanotte. A bordo, sei bambini palestinesi – alcuni con ferite gravi, altri affetti da patologie complesse – e i loro familiari, evacuati dalla Striscia di Gaza nell’ambito di un’operazione coordinata dal governo italiano insieme all’Organizzazione mondiale della sanità e all’Unione europea. Ad accoglierli, oltre alle ambulanze pronte a trasportarli verso gli ospedali designati, c’erano il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani e l’imam Salameh Ashour, a sottolineare il carattere non solo sanitario ma anche diplomatico della missione.

Quello atterrato a Roma è soltanto uno dei tre voli partiti dalla zona di guerra: altri due C-130 hanno raggiunto Pisa e Milano Linate, portando il totale dei minori evacuati a 31, accompagnati da 86 tra genitori e parenti. Di questi, quindici sono arrivati in barella, impossibilitati a camminare a causa delle condizioni fisiche. Tre dei piccoli pazienti sono stati indirizzati all’Ospedale Bambino Gesù della capitale, due al Santobono di Napoli e uno alla struttura ospedaliera di Perugia, dove riceveranno cure specialistiche altrimenti inaccessibili nella Striscia, dove il sistema sanitario – già fragile prima del conflitto – è ormai al collasso.

L’operazione, la quattordicesima dal gennaio 2024, rappresenta la più ampia evacuazione medica organizzata dall’Italia finora. Un intervento reso necessario dall’aggravarsi delle condizioni umanitarie a Gaza, dove i combattimenti, insieme alla carenza di medicinali e attrezzature, hanno lasciato migliaia di civili senza adeguato accesso alle terapie. Sebbene il trasferimento dei bambini non risolva la crisi, che continua a mietere vittime tra la popolazione, permetterà almeno a questi minori – alcuni dei quali soffrono di malattie congenite – di essere trattati in strutture attrezzate.

L’iniziativa rientra in uno sforzo più ampio, che ha visto negli ultimi mesi l’Italia impegnata in corridoi umanitari analoghi, sebbene su scala minore. Quello che emerge, al di là dei numeri, è la complessità logistica di simili missioni: ogni trasferimento richiede non solo la collaborazione delle autorità locali e internazionali, ma anche una rete di accoglienza pronta a gestire casi medici spesso delicati. Senza contare il peso emotivo per i bambini, strappati alla guerra ma costretti a viaggiare in condizioni fisiche critiche, lontani da ciò che resta delle loro case.

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