Giovanni Zannini, divieto di dimora in Campania: il consigliere di Forza Italia non potrà rientrare nella regione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il provvedimento, notificato nelle scorse ore dai carabinieri del Nucleo investigativo del Gruppo di Aversa, arriva al culmine di una complessa attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e segna un deciso irrigidimento della posizione dell’esponente politico, già finito al centro dell’attenzione degli inquirenti nei mesi scorsi. La misura, emessa dal giudice per le indagini preliminari Daniela Vecchiarelli, ha sostanzialmente accolto in parte la richiesta avanzata dai pubblici ministeri Giacomo Urbano e Gerardina Cozzolino, i quali avevano inizialmente sollecitato l’applicazione degli arresti domiciliari per Zannini; il giudice, valutando il quadro indiziario e la proporzionalità della cautela, ha optato per una soluzione meno afflittiva ma ugualmente incisiva, imponendo al consigliere regionale – eletto lo scorso novembre nelle liste di Forza Italia – di abbandonare il territorio campano e di non farvi più ritorno fino a nuova disposizione.

Dalla maggioranza con De Luca all’inchiesta della Procura: i due filoni d’indagine

Le contestazioni mosse a Zannini affondano le radici nel periodo della precedente consiliatura, quella conclusasi lo scorso autunno, quando l’attuale esponente azzurro sedeva tra i banchi della maggioranza di centrosinistra guidata da Vincenzo De Luca, all’interno del gruppo “De Luca Presidente”. La sua figura, in quel contesto, era tutt’altro che marginale: la Procura lo ritiene infatti protagonista di due distinti episodi, uno relativo a presunte pressioni indebite su un manager della sanità e l’altro, ben più articolato, legato alla gestione di fondi pubblici per un insediamento industriale nel Casertano. Nell’ambito della stessa inchiesta, i magistrati hanno notificato il divieto di dimora – limitato però alla sola Campania e non esteso alle regioni confinanti – anche a due imprenditori, Luigi Griffo e Paolo Griffo, rispettivamente padre e figlio, titolari della Spinosa Spa, nota azienda operante nel settore della produzione di mozzarella di bufala campana Dop con stabilimento a Castel Volturno.

L’intreccio tra affari e politica: il presunto “inganno” a Invitalia

Il cuore dell’impianto accusatorio, per quanto riguarda il versante che coinvolge Zannini e i due imprenditori, ruota attorno alla procedura di agevolazione pubblica gestita da Invitalia. Secondo le carte depositate dalla Procura, la Spinosa Spa avrebbe ottenuto un consistente finanziamento, dell’ordine di diversi milioni di euro, per la realizzazione di un nuovo impianto produttivo; il problema, per gli inquirenti, sorgerebbe a monte, nella fase istruttoria che avrebbe dovuto vagliare la conformità ambientale dell’opera. In particolare, la documentazione tecnica prodotta per sbloccare i fondi avrebbe taciuto elementi essenziali, e l’intervento del consigliere regionale – all’epoca presidente della Commissione Ambiente – sarebbe stato determinante per superare gli ostacoli burocratici rappresentati da alcuni uffici della Regione Campania, i quali avevano sollevato perplessità circa la necessità di una valutazione di incidenza ambientale (VinCa).

L’espressione “inganno”, che pure compare negli atti giudiziari, si riferisce alla presunta strategia messa in campo per aggirare i pareri contrari: si sarebbe creata una convenzione ad hoc tra il Comune di Cancello ed Arnone, dove l’impianto doveva sorgere, e quello di Castello del Matese, dotato di una propria commissione VinCa, al fine di ottenere un parere di non assoggettabilità che i funzionari regionali, invece, ritenevano indispensabile. Per i magistrati sammaritani, Zannini avrebbe agito in sintonia con gli imprenditori, spingendo affinché la pratica giungesse a compimento nel più breve tempo possibile, e in cambio di questi favori – questa è la tesi accusatoria – avrebbe ricevuto, nell’estate del 2023, una gita in yacht nelle acque campane a bordo dell’imbarcazione di proprietà dei Griffo, una vacanza il cui valore sarebbe stato quantificato in diverse migliaia di euro e per la quale, solo in un secondo momento e probabilmente a indagini iniziate, lo stesso politico avrebbe provveduto a corrispondere una somma di denaro a Titolo di rimborso.

Le pressioni in sanità e il ruolo del consigliere negli uffici regionali

Non meno delicato è il secondo filone, quello relativo alle cosiddette “nomine Asl”, che vede Zannini indagato per concussione. In questo caso, l’attenzione degli inquirenti si è concentrata sulle presunte manovre che avrebbero portato, nel settembre del 2023, alle dimissioni di Enzo Iodice, all’epoca direttore sanitario dell’Asl di Caserta e figura di spicco del Partito Democratico locale. Secondo la ricostruzione della Procura, Zannini avrebbe esercitato pressioni continue su Iodice, arrivando a incontrarlo lontano dagli uffici e senza l’uso di telefoni, per convincerlo a lasciare l’incarico: un comportamento, quello contestato, che sarebbe stato motivato dalla presunta resistenza opposta dal dirigente ad accogliere determinate richieste in materia di nomine o di segnalazioni di carattere clientelare. In questo quadro, le indagini hanno fatto emergere anche il racconto di alcuni incontri avvenuti all’interno degli stessi uffici della Giunta regionale, a Palazzo Santa Lucia, dove Zannini – come documentato da intercettazioni telefoniche – si sarebbe attivato per risolvere le problematiche amministrative legate all’impianto dei fratelli Griffo, interfacciandosi con dirigenti e funzionari per sbloccare le procedure. Tutti gli indagati, va da sé, sono assistiti dal diritto di difesa e la loro posizione dovrà essere vagliata nel contraddittorio della fase processuale, che prenderà avvio nei prossimi mesi; Zannini, per il tramite del suo legale, ha già fatto sapere di respingere con decisione ogni addebito, dichiarandosi estraneo ai fatti e pronto a dimostrare la correttezza della propria condotta amministrativa.

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