Mondiali, l’Iran chiede di giocare come “Minab168” e la Fifa fissa la data dell’incontro decisivo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   La richiesta, almeno sulla carta, ha dell’incredibile e dell’inedito. L’Iran, la cui nazionale si appresta a partecipare alla prossima Coppa del Mondo organizzata congiuntamente da Stati Uniti, Canada e Messico, avrebbe ufficialmente chiesto alla Fifa di poter scendere in campo sotto una denominazione del tutto nuova: “Minab168” (o “Minab 168”, a seconda delle traslitterazioni). A riferirlo, nel corso di una riunione del Comitato culturale per il Mondiale, sarebbero state le stesse autorità competenti iraniane, le quali hanno poi diramato la notizia tramite canali governativi. L’obiettivo dichiarato, spiegano fonti vicine al dossier, sarebbe quello di sfruttare la ribalta globale del calcio – un palcoscenico da miliardi di spettatori – per veicolare contenuti legati alla memoria storica recente del Paese. E il numero “168” che compare nella denominazione, secondo quanto si apprende, non sarebbe affatto casuale, bensì un rimando diretto a un episodio specifico già indicato dalle autorità di Teheran.

L’incontro di Zurigo e il nodo della denominazione

Sullo sfondo di questa inedita richiesta, si muove ora la macchina organizzativa della Fifa. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Associated Press, il prossimo 20 maggio il massimo organismo del calcio mondiale incontrerà a Zurigo i funzionari della federcalcio iraniana. L’ordine del giorno, inevitabilmente, prevede la definizione di tutti i dettagli logistici della trasferta nordamericana della truppa guidata dal ct Amir Ghalenoei. Ma ci sono pochi dubbi, a questo punto, che il vero nodo da sciogliere sarà proprio quello legato al nome con cui l’Iran intende presentarsi ai nastri di partenza. La Fifa, da regolamento, ha storicamente rigidità ferree sulle denominazioni ufficiali delle nazionali, ma il caso “Minab168” apre uno scenario inedito: un Paese che chiede di non chiamarsi con il proprio nome geografico, bensì con un codice che sa più di atto politico che di mera identità sportiva.

Infantino chiude le speranze dell’Italia: “L’Iran gioca”

Chi, intanto, guardava con crescente interesse a questa vicenda era soprattutto l’Italia. Da settimane, anzi, il tema del possibile ripescaggio degli azzurri al Mondiale 2026 alimentava dibattiti e persino qualche ipotesi televisiva – la Rai, in particolare, sembrava seguire con attenzione ogni evoluzione. Ma le voci si sono infrante contro la realtà delle parole pronunciate dal presidente della Fifa, Gianni Infantino. Nel corso del Congresso Fifa tenutosi a Vancouver, Infantino è stato lapidario: «L’Iran giocherà i Mondiali, il calcio unisce il mondo». Frase netta, priva di appelli, che di fatto ha spento ogni concreta speranza di ripescaggio per l’Italia, vanificando anche i recenti passi mossi da Paolo Zampolli, rappresentante speciale degli Stati Uniti in questa complessa partita diplomatico-sportiva.

Un equilibrio sottile tra politica e calcio

La situazione, a poco più di un mese dal calcio d’inizio della Coppa del Mondo – che si disputerà tra Stati Uniti, Canada e Messico – resta quindi sospesa in un equilibrio mai banale. Da un lato c’è la Fifa, che con Infantino ha scelto la linea della continuità e dell’inclusione a tutti i costi (il “calcio che unisce” è un mantra ripetuto più volte nei suoi interventi). Dall’altro lato c’è l’Iran, che prova a utilizzare il torneo più seguito del pianeta come una cassa di risonanza per la propria narrazione storica. E in mezzo, inevitabilmente, ci sono le televisioni di tutto il mondo, la Rai in testa nel caso italiano, che si trovano a dover rivedere palinsesti e aspettative. La porta del ripescaggio per l’Italia, insomma, appare ormai chiusa se non blindata. Resta da vedere, nelle prossime settimane, se la Fifa accetterà la denominazione “Minab168” oppure se imporrà alla federazione iraniana il ritorno al nome tradizionale. Una decisione, quest’ultima, che per molti osservatori avrebbe comunque ormai un peso puramente simbolico: il posto dell’Iran al tavolo dei partecipanti non è più in discussione da tempo.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.