Calenda contro Elkann: "Non ha le capacità per guidare Stellantis"
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Redazione Economia
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La pazienza di Carlo Calenda, che da tempo osserva con apprensione le sorti dell'industria automobilistica nazionale, sembra essersi esaurita. Il leader di 'Azione' ha scagliato un attacco frontale e senza mediazioni contro John Elkann, il numero uno di Exor, la holding che controlla una fetta significativa di Stellantis. Calenda, il quale non ha utilizzato i consueti giri di parole del politichese, ha dichiarato senza mezzi termini che Elkann "non ha le capacità gestionali per rimanere al vertice" del colosso automobilistico. L'erede della famiglia Agnelli, quella che ha scritto pagine fondamentali della storia industriale italiana, viene così accusato di aver svenduto un patrimonio che andava ben oltre il suo valore finanziario, un vero e proprio tesoro ideale per il paese.
Il crollo Ferrari e la strategia contestata
L'ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso, in un contesto già teso, non è arrivata dal mondo del calcio – dove la Juventus, altro gioiello di Exor, stava vivendo una fase di risultati deludenti – bensì da Piazza Affari. La scintilla che ha innescato le dure dichiarazioni di Calenda, il quale ha un profondo conoscimento dei meccanismi industriali, è stato il crollo in Borsa del titolo Ferrari. Questo tonfo dei listini è seguito alla presentazione del piano strategico del Cavallino Rampante, un progetto di lungo periodo che si spinge fino al 2030 e che include, tra gli altri punti, lo sviluppo di modelli completamente elettrici. Una visione che, a giudizio dell'ex ministro, ha messo in luce tutte le criticità di una governance considerata ormai inadeguata.
Il caso Stellantis e il production cliff italiano
Alle spalle della polemica personale, che vede Calenda ritenere Elkann non all'altezza del suo ruolo, si staglia uno scenario operativo preoccupante per il tessuto produttivo nazionale. I dati più recenti, diffusi dalle organizzazioni sindacali e ripresi con allarme, dipingono un quadro fosco per gli stabilimenti italiani di Stellantis. Nel corso dei primi nove mesi dell'anno, la produzione di automobili nel nostro paese avrebbe subito un calo verticale, superiore al 31 per cento, se paragonata allo stesso periodo del 2024 – un esercizio che, a sua volta, non si era distinto per performance brillanti. Un vero e proprio crollo che trasforma il 2025 in un annio da incubo per il settore e che alimenta il timore di una deriva senza ritorno.
L'epitaffio per Maserati e la posta in gioco
Tra le accuse più gravi e simboliche rivolte da Carlo Calenda, il quale ha messo in guardia sul rischio che "possa saltare tutto", risuona con forza il giudizio su un altro marchio storico. "Maserati è già morta": questa la sentenza, lapidaria e brutale, che pesa come un epitaffio sul tridente di Modena. Una frase che, al di là della sua crudezza, sintetizza la percezione di un declino che non risparmia nemmeno i brand più iconici. La posta in gioco, dunque, non è soltanto la legittimità di una leadership, ma il destino stesso di un pezzo cruciale dell'industria automobilistica in Italia, con ripercussioni che andrebbero ben al di là dei confini di un singolo gruppo.




