Flotilla, 50 attivisti in ospedale a Istanbul: la procura di Roma valuta l’ipotesi di tortura. L’Ue accoglie la richiesta di Tajani sulle sanzioni a Ben Gvir

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono una cinquantina, secondo le fonti della Global Sumud Flotilla, gli attivisti ricoverati negli ospedali di Istanbul al loro rientro dalla detenzione in Israele; tra loro, costretti a fare i conti con lesioni serie e stati di shock che hanno richiesto accertamenti clinici immediati, figura anche un cittadino italiano. La portavoce italiana Maria Elena Delia, visibilmente provata nel confermare la presenza del connazionale tra i degenti, ha spiegato come la Farnesina stia cercando di ricostruire il quadro clinico degli assistiti, specificando che molti riportano traumi fisici e psicologici di una certa gravità. Il rientro del gruppo, mediato da voli charter organizzati dalla Turchia dall’aeroporto di Eilat, non ha quindi rappresentato la fine dell’incubo per decine di attivisti, i quali – giunti nella città turca prima di proseguire verso i rispettivi Paesi d’origine – hanno dovuto invece fermarsi per ricevere cure urgenti a causa delle sofferenze patite durante la custodia.

L’inchiesta della procura e le possibili aggravanti

La procura di Roma, che ha già aperto un fascicolo sui fatti, ha iniziato ad ascoltare gli attivisti rientrati in Italia e, oltre al reato di sequestro di persona, sta valutando l’estensione delle indagine a ipotesi ben più gravi come la tortura e la violenza sessuale. I magistrati di piazzale Clodio, informano fonti giudiziarie, stanno analizzando in particolare il video pubblicato dal ministro della Sicurezza nazionale israeliana, Itamar Ben-Gvir – quello passato alla cronaca come il “video della vergogna” – nel quale si vedono decine di persone inginocchiate, con le mani legate o ammanettate dietro la schiena, mentre il politico di estrema destra le irride sventolando una bandiera. A queste valutazioni si aggiunge la raccolta di testimonianze dirette come quella dell’attivista Antonella Bundu, che ha descritto un trattamento brutalizzante: dalla notte passata a essere spostati di cella in cella senza materasso né acqua, fino alla somministrazione di calci e ginocchiate da parte dei secondini. “Hanno replicato gli orrori dei campi di concentramento”, ha detto Bundu a chi le chiedeva un parallelo storico, riferendo l’episodio di una ragazza tedesca di origini palestinesi a cui è stata sbattuta la testa con violenza negandole i farmaci salvavita.

L’intervento diplomatico dell’Italia e la mossa sulle sanzioni Ue

Sul fronte politico-diplomatico, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha formalmente chiesto all’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas di inserire la questione all’ordine del giorno della prossima riunione dei ministri degli Esteri europei, sollecitando l’adozione di sanzioni mirate contro il ministro israeliano Ben-Gvir. La richiesta, che arriva dopo la convocazione dell’ambasciatore israeliano a Roma e la dura presa di posizione del presidente Sergio Mattarella (“un trattamento incivile che tocca un livello infimo” ), ha trovato un primo riscontro positivo dalla Commissione europea. Il portavoce Anouar El Anouni ha infatti dichiarato che la condotta del ministro della Sicurezza nazionale è “indegna di chiunque ricopra una carica in una democrazia”, definendo “degradante e sbagliato” il trattamento riservato ai fermati della Flotilla, i quali – vale la pena ricordarlo – sono stati prelevati in acque internazionali mentre tentavano di consegnare aiuti umanitari nella Striscia di Gaza.

Le condizioni dei detenuti e la “costante” della paura

Le testimonianze raccolte tra i sopravvissuti disegnano il quadro di una detenzione sistematicamente orientata all’annientamento psicologico: l’attivista Bundu ha confidato che la paura era “una costante”, raccontando di celle sovraffollate (27 persone in uno spazio angusto) prive persino della carta igienica, mentre una ragazza a cui avevano consegnato un’uniforme da galera per bambini – segno di una precisa volontà di umiliazione – subiva il trattamento peggiore. Nel frattempo, il consolato d’Italia a Istanbul, come confermato dalla Farnesina, sta seguendo passo dopo passo il caso del connazionale ricoverato, il quale – giunto in Turchia assieme ad altri attivisti – si era inizialmente fermato per assistere un gruppo di spagnoli in difficoltà prima di cedere a sua volta alle conseguenze delle lesioni riportate. Il team legale della Flotilla, dal canto suo, sta predisponendo un’integrazione dell’esposto già depositato il 19 maggio per aggiornare i capi d’imputazione alla luce dei nuovi e drammatici riscontri emersi dai rientri.

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