Harley-Davidson, la perdita si allarga a 279,3 milioni di dollari nel quarto trimestre
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Redazione Economia
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Il quarto trimestre del 2025 si è chiuso nel peggiore dei modi per Harley-Davidson, con il colosso di Milwaukee che ha visto la propria perdita netta più che raddoppiare, attestandosi a 279,3 milioni di dollari, un dato, questo, che si confronta con il rosso di 116,9 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente -2-5. La contrazione, come emerge dai report finanziari diffusi dalla società, ha investito in pieno i ricavi consolidati, i quali sono scivolati a 496 milioni di dollari, segnando un calo del 28% rispetto ai 688 milioni del quarto trimestre 2024, un arretramento che la dirigenza ha attribuito al doppio effetto del decremento delle vendite della divisione motociclistica e del crollo dei proventi dei servizi finanziari -3-5. La perdita operativa complessiva, va aggiunto, si è aggravata fino a toccare i 361 milioni di dollari, un’emorragia ben più profonda di quella, pur significativa, di 193 milioni registrata dodici mesi prima -3-5.
Andando a scandagliare i dati delle singole business unit, emerge con chiarezza la difficoltà in cui versano i due motori principali dell’azienda. Harley-Davidson Motor Company, il core business storico, ha visto i propri ricavi diminuire del 10% su base annua, passando da 420,5 a 379,2 milioni di dollari, un risultato che s contingentato da un calo del 4% delle spedizioni globali di motociclette, scese a 13.515 unità -2-5. A pesare in maniera determinante, tuttavia, è stata la performance di Harley-Davidson Financial Services, la cui voce in bilancio ha subìto un tracollo del 59% dei ricavi, un tonfo che ha portato la controllata a registrare una perdita operativa di 82 milioni nel trimestre, un risultato che il management ha motivato con gli oneri straordinari legati alla risttrutturazione del debito conseguente alla nuova partnership strategica con KKR e PIMCO, siglata allo scopo di rendere la divisione finanziaria meno dipendente dal capitale di rischio -3-5.
Nel dettaglio delle vendite al dettaglio, la fotografia che emerge dal quarto trimestre mostra un quadro a tinte fosche, seppur con qualche isolata eccezione. Le immatricolazioni globali di nuove moto sono calate dell’1% su base annua, un risultato, per la verità, che maschera andamenti profondamente difformi a seconda delle latitudini: se in Nord America si è registrato un confortante +5%, con gli Stati Uniti a trainare grazie soprattutto alle vendite della categoria Touring, in Europa, Medio Oriente e Africa il dato è letteralmente crollato del 24%, un autentico tonfo che ha investito tutte le principali famiglie di prodotto, con le Touring e le Softail indicate come le più sofferenti -3-5. In Asia-Pacifico la flessione è stata contenuta all’1%, mentre l’America Latina ha mostrato un incoraggiante +10% grazie ai mercati di Brasile e Messico -3-5. L’amministratore delegato Artie Starrs, che guida l’azienda dall’agosto del 2025, ha parlato di un “anno impegnativo” per la compagnia, sottolineando come la priorità immediata sia quella di stabilizzare il business, ripristinare la fiducia dei concessionari e allineare finalmente l’offerta all’effettiva domanda del mercato, dopo anni di politiche commerciali che hanno portato a un eccesso di giacenze, in particolare per i modelli turistici in Nord America -2-3.
Tagli al personale e una "reset" aziendale per arginare la crisi
Di fronte a questi numeri, che non lasciano spazio a interpretazioni, la reazione del vertice di Milwaukee è stata immediata e, per certi versi, drastica. Starrs, nel corso della conference call con gli analisti, ha annunciato l’avvio di una profonda riorganizzazione, una vera e propria "reset" come è stata definita, che passerà attraverso una revisione integrale della struttura dei costi, la quale, stando alle sue parole, è stata costruita per volumi di produzione e vendita che oggi non esistono più -3-6. Un portavoce della società ha confermato, seppur senza fornire cifre precise, che questa revisione comporterà inevitabilmente una riduzione della forza lavoro, con l’obiettivo dichiarato di ottenere risparmi annuali per almeno 150 milioni di dollari, un target che dovrebbe essere raggiunto pienamente non prima del 2027 -3-6. Si tratta, va detto, di un intervento strutturale di non poco conto, che segue di pochi mesi i cambiamenti già avvenuti nel consiglio di amministrazione e l’ingresso di nuove figure nel team di leadership, come il chief operating officer Bryan Niketh, chiamato a supervisionare le operations e lo sviluppo prodotto -9.
Dazi, mercato in contrazione e la scommessa sui nuovi modelli
A complicare ulteriormente il quadro, già di per sé complesso, si è abbattuta sui conti della casa di Milwaukee la pioggia dei dazi, i quali, nell’ultimo trimestre del 2025, sono costati all’azienda 22 milioni di dollari, un onere che per l’intero anno fiscale ha raggiunto i 67 milioni e che, secondo le previsioni, potrebbe lievitare fino a superare i 100 milioni nel 2026 -3. Un’altra tegola, questa, che si aggiunge a un contesto macroeconomico caratterizzato da tassi di interesse ancora elevati, i quali, inevitabilmente, raffreddano la propensione all’acquisto di beni durevoli e di lusso come le motociclette della casa americana. Per questo motivo, la strategia per il 2026, il cui piano dettagliato verrà svelato nel mese di maggio, punta a un recupero della redditività attraverso una duplice leva: da un lato, una stretta sui costi e una gestione più parsimoniosa delle scorte; dall’altro, il rilancio dell’immagine del marchio e l’ampliamento della gamma, che, stando a quanto anticipato, dovrebbe comprendere tredici nuovi modelli, tra cui una rinnovata Nightster e versioni speciali delle grandi touring, progettate per attrarre sia i fedelissimi del marchio sia una nuova generazione di motociclisti, con un occhio di riguardo verso le moto di cilindrata e prezzo più contenuti per i mercati emergenti -4-10.
Le previsioni per il 2026 tra prudenza e volontà di rilancio
Le guidance fornite da Harley-Davidson per l’esercizio in corso disegnano un orizzonte di cauto ottimismo, se non altro perché si prevede un sostanziale pareggio tra vendite al dettaglio e spedizioni all’ingrosso, nell’ordine di 130-135mila unità, un obiettivo che, se raggiunto, metterebbe fine alla politica degli stock eccessivi che ha tanto penalizzato i concessionari -3-5. Per quanto riguarda i conti della Motor Company, l’asticella è stata posta a un livello che va da una perdita di 40 milioni a un piccolo utile di 10 milioni di dollari, mentre per HDFS, dopo la maxi-plusvalenza registrata nel 2025 grazie alla cessione di parte del portafoglio crediti, ci si attende un contributo più normale, tra i 45 e i 60 milioni -3-5. Starrs, nel chiudere la presentazione dei risultati, ha voluto ribadire la fiducia nella capacità del marchio di risalire la china, forte di una community di appassionati fedelissima e di una rete di concessionari che, nonostante tutto, rimane un asset unico nel panorama motoristico mondiale, ma la strada per tornare a brillare appare ancora lunga e irta di ostacoli.




