La Marina Militare imbarca i droni Bayraktar TB3 sulla Cavour, l’Italia prima in Europa per capacità aeree navali senza pilota
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Redazione Interno
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Un nuovo drone da combattimento, capace di operare da un ponte corto e di integrarsi nelle dinamiche di volo imbarcato, entra ufficialmente nella flotta della Marina Militare. Il passo in avanti, definito dagli analisti come un salto “epocale” nel panorama della trasformazione tecnologica delle forze navali italiane, è stato formalizzato il 25 marzo davanti alla Commissione Affari Esteri e Difesa del Senato. È stato lo stesso capo di Stato Maggiore della Marina, l’ammiraglio di squadra Giuseppe Berutti Bergotto, a confermare che il sistema TB3, sviluppato dall’azienda turca Baykar, è destinato a operare dal ponte della portaerei Cavour.
L’ammiraglio ha così messo a fuoco, nel corso dell’audizione, una traiettoria di sviluppo che non si limita a un semplice rimpiazzo di mezzi obsoleti ma che punta a ridisegnare l’architettura stessa delle capacità operative. Con l’integrazione del Bayraktar TB3, una versione navalizzata del più noto TB2, l’Italia si posiziona come il primo Paese in Europa a introdurre nella propria linea di volo imbarcata un drone ad ala fissa a pilotaggio remoto. Si tratta, di fatto, della prima integrazione di questo tipo per la Marina italiana, che amplia così il raggio d’azione delle proprie unità aeree con una piattaforma in grado di operare in modo autonomo dal ponte di volo della Cavour, caratterizzato dalla configurazione a ponte corto tipica delle portaerei leggere.
Un nuovo paradigma per la flotta del futuro tra droni e deep-strike
L’audizione al Senato ha offerto all’ammiraglio Berutti Bergotto l’occasione per delineare i contorni di una trasformazione più ampia, che riguarda l’intero comparto navale. La direzione indicata dal vertice della Marina è quella di una forza navale più flessibile, più armata e modulare, capace di adattarsi a un ambiente operativo che cambia alla velocità con cui evolvono i droni, il software e le minacce ibride. Non si tratta solo di aggiungere un nuovo velivolo, ma di ripensare l’impiego tattico integrato, dove i sistemi senza pilota diventano parte di un ecosistema multidominio che include lo scudo antimissile, la capacità di deep-strike e nuove costruzioni navali.
Proprio in questa direzione, tra il 2 e il 27 marzo, si è svolta presso il sedime di MARICENTADD la fase di de-risking denominata OPEX TASK 26-1, un appuntamento chiave nel percorso di sperimentazione operativa promosso dalla Marina Militare. L’attività, che rientra in un programma più vasto di innovazione tecnologica, rappresenta un passaggio fondamentale per valutare e integrare soluzioni avanzate provenienti dall’industria nazionale e internazionale. Si tratta di un lavoro di messa a punto che precede l’impiego effettivo del sistema TB3, il cui scopo è ridurre i rischi legati all’integrazione operativa prima dell’introduzione su larga scala.
Dalla sperimentazione operativa alla prima integrazione europea
L’introduzione del drone sulla Cavour non è dunque un evento isolato, ma si inserisce in una strategia che punta a coniugare la sperimentazione con la prontezza operativa. La scelta di Baykar come fornitore del sistema, già noto per l’impiego del TB2 in vari teatri di conflitto, conferma la volontà di accelerare i tempi di acquisizione di capacità strategiche, attingendo a soluzioni già mature sul piano tecnologico. Per l’Italia, diventare il primo cliente europeo della versione navalizzata significa assumere un ruolo di apripista in un settore, quello dei droni da combattimento imbarcati, in cui pochi Paesi al mondo hanno finora messo a punto una dottrina d’impiego consolidata.
Il lavoro condotto nelle settimane precedenti all’annuncio ufficiale ha coinvolto gli assetti della Marina in una fase di sperimentazione finalizzata a verificare non solo le prestazioni del velivolo ma anche la sua capacità di interfacciarsi con i sistemi di bordo della Cavour. Una sfida tecnologica, quella del decollo e dell’appontaggio da un ponte corto, che richiede un livello di integrazione tra sensori, software e procedure di volo fino a oggi mai applicato su una portaerei italiana. La riuscita di questa fase, di cui l’audizione al Senato ha rappresentato il momento di formalizzazione politica, apre ora la strada a una nuova configurazione delle capacità aeree imbarcate della Marina.
La metamorfosi tecnologica della Marina Militare
Dietro l’arrivo del TB3 sulla Cavour c’è una visione più ampia che investe l’intera architettura della flotta. L’ammiraglio Berutti Bergotto ha parlato, nel corso della sua relazione, di una Marina che cambia pelle, in cui i nuovi mezzi non vengono più concepiti come semplici sostituzioni di vecchie piattaforme ma come strumenti abilitanti per un salto di capacità. Questo approccio si riflette nelle scelte di programma per le nuove costruzioni navali, nella diffusione di sistemi di difesa antimissile e nella crescente attenzione alle operazioni deep-strike, ovvero di attacco in profondità.
L’impiego tattico integrato dei droni, come quello testato nelle recenti attività di sperimentazione, è il primo risultato visibile di questa metamorfosi. La possibilità di disporre, su una portaerei, di un drone ad ala fissa con capacità di combattimento amplia il raggio d’azione e la flessibilità del gruppo aereo imbarcato, offrendo uno strumento che può essere impiegato sia per missioni di ricognizione che per carichi offensivi. E in questo scenario, l’Italia ha scelto di muoversi con un passo che la pone, per ora, in una posizione di vantaggio nel panorama europeo.




