RAF Fairford, Burnham accusa l’Iran: «Forti indizi di un ruolo»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il governo britannico ritiene che esistano «forti indizi» di un coinvolgimento dell’Iran nell’incidente avvenuto nei pressi di RAF Fairford, la base nel Gloucestershire utilizzata anche dalle forze armate statunitensi. Il primo ministro Andy Burnham ha confermato pubblicamente il sospetto dopo l’arresto di cinque uomini, precisando però che l’indagine di polizia è ancora «complessa e molto seria». Il premier non ha indicato quali elementi abbiano portato Londra verso la pista iraniana, ma ha spiegato che il Regno Unito sta lavorando a stretto contatto con gli Stati Uniti. La vicenda riguarda un episodio avvenuto durante la notte tra sabato e domenica nelle immediate vicinanze dell’installazione militare.

Tre furgoni vicino alla base e cinque britannici arrestati

L’intervento delle forze dell’ordine è scattato dopo una serie di segnalazioni provenienti dall’area di Whelford. Alle 00.45 è arrivata una prima chiamata alla polizia relativa a veicoli diretti verso l’aeroporto militare. Circa cinquanta minuti più tardi un’abitante della zona ha segnalato la presenza di tre furgoni e di un gruppo che avrebbe compreso «otto o dieci» persone. Una testimone ha riferito anche di aver incontrato uomini con il volto coperto, che si sarebbero dispersi. La Counter Terrorism Policing ha successivamente confermato che gli investigatori hanno aperto diverse nuove piste d’indagine e impiegato sul posto risorse specializzate, insieme a mezzi militari.

I cinque fermati sono cittadini britannici provenienti da Londra e hanno un’età compresa tra 23 e 25 anni. Gli arresti sono stati eseguiti inizialmente sulla base di ipotesi di reato collegate all’Explosives Act e alla preparazione di un atto terroristico prevista dalla legislazione britannica. Le verifiche sui veicoli hanno però prodotto un elemento importante: gli investigatori non hanno trovato ordigni esplosivi improvvisati. All’interno dei mezzi è stata invece recuperata una quantità di benzina. I sospettati sono stati rilasciati su cauzione il giorno successivo e continuano a essere sottoposti a indagine, con condizioni definite particolarmente restrittive dalle autorità britanniche.

La pista di un’operazione per conto di uno Stato straniero

La Counter Terrorism Policing sta cercando di stabilire per quale motivo uomini e veicoli si trovassero in quell’area e quale fosse la finalità dell’operazione. Il responsabile nazionale dell’antiterrorismo Laurence Taylor ha spiegato che viene considerata ogni possibile prospettiva, compresa l’ipotesi di persone che abbiano agito, consapevolmente oppure inconsapevolmente, per conto di uno Stato straniero. Un particolare ha ulteriormente complicato la ricostruzione: uno degli stessi sospettati avrebbe contattato la polizia prima che un’altra testimone individuasse il gruppo. Le autorità devono quindi chiarire sia la natura dell’attività svolta nei pressi dell’installazione sia il livello di consapevolezza dei singoli partecipanti.

RAF Fairford assume un rilievo particolare anche per la sua funzione militare. L’aeroporto britannico viene utilizzato dalla US Air Force e ha ospitato bombardieri americani impiegati nelle operazioni contro obiettivi iraniani. Proprio questo collegamento contribuisce a spiegare l’attenzione riservata dalle autorità alla possibile matrice internazionale dell’episodio. Il governo ha convocato anche una riunione del comitato di emergenza Cobra mentre era in corso il congresso del Labour a Liverpool. Il capo del governo ha dichiarato di avere piena fiducia nei servizi di sicurezza e nella polizia antiterrorismo, senza rendere pubblici gli elementi investigativi sui quali poggia l’attribuzione a Teheran.

Washington interviene sul caso, mentre Teheran respinge le accuse

La posizione britannica è stata preceduta dalle dichiarazioni del segretario di Stato americano Marco Rubio, secondo il quale dietro l’episodio ci sarebbe stata la mano di un attore straniero. Donald Trump ha parlato a sua volta di persone intenzionate a provocare «grandi danni» e Washington sta valutando una risposta all’eventuale responsabilità iraniana. Da Teheran è arrivata una smentita: le autorità iraniane hanno respinto il collegamento con quanto accaduto nel Gloucestershire, mentre l’ambasciata a Londra ha definito infondate le ricostruzioni che attribuiscono al Paese un ruolo nell’operazione.

La tensione si è estesa contemporaneamente sul terreno diplomatico. Marco Rubio ha ordinato alla delegazione iraniana arrivata a New York per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite di lasciare gli Stati Uniti dopo lo stallo dei contatti indiretti tra Washington e Teheran. Il gruppo comprendeva il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, rimasto negli Usa dopo la partenza del presidente Masoud Pezeshkian per partecipare a colloqui nei quali erano coinvolti mediatori del Qatar. L’amministrazione americana ha sostenuto che la delegazione si fosse trattenuta oltre quanto ritenuto opportuno dopo la conclusione degli incontri di alto livello all’Onu.

La versione iraniana sulla partenza da New York è diversa da quella americana. La rappresentanza della Repubblica islamica alle Nazioni Unite ha negato di essere stata espulsa e ha sostenuto che il viaggio di ritorno fosse già programmato e comunicato in anticipo al Dipartimento di Stato. Araghchi e gli altri componenti della delegazione hanno lasciato la città nella notte tra lunedì e martedì, imbarcandosi su un volo diretto a Doha. I colloqui condotti con la mediazione qatariota avevano riguardato anche lo Stretto di Hormuz, il conflitto regionale e la possibilità di riprendere i negoziati sul programma nucleare iraniano.

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