Crans Montana, Elsa Rubino si è risvegliata e ha riconosciuto i genitori

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una luce, seppur flebile, si è accesa per Elsa Rubino, la quindicenne di Biella vittima dell’incendio scoppiato a Crans-Montana nella notte di Capodanno. Dopo settimane di sedazione profonda e di prognosi riservata, la ragazza, che riporta ustioni su circa il sessanta per cento del Corpo ed è priva di un intestino funzionante, ha aperto gli occhi e, in un momento di minore sedazione, è riuscita a riconoscere i propri genitori. «È stato il momento più emozionante che ho vissuto dopo la sua nascita», ha confidato il padre, Lorenzo Rubino, al Corriere della Sera, descrivendo un’emozione che lui stesso ha definito inimmaginabile. Quella condivisione, carica di un pathos che travalica le parole, è stata però immediatamente seguita dalla necessaria, dura consapevolezza di una lotta che, per usare le sue stesse parole, è soltanto all’inizio.

Il lungo percorso clinico tra Zurigo e Torino

La giovane, che dall’uno di gennaio è ricoverata in un ospedale di Zurigo, deve infatti affrontare un percorso medico di estrema complessità, scandito da interventi chirurgici cruciali e da una convalescenza che si preannuncia lunghissima. Prossimamente, come riferito, sarà sottoposta a un nuovo intervento all’intestino, un passaggio delicatissimo nel quadro complessivo delle sue condizioni, che restano gravissime. Parallelamente, si attivano le strutture sanitarie italiane per il successivo step delle cure: il Centro Grandi Ustionati del CTO di Torino, una delle eccellenze nazionali in questo specifico campo, si sta preparando ad accogliere Elsa una volta che le condizioni generali permetteranno il trasferimento dalla Svizzera. Un trasferimento che rappresenterà, di per sé, una tappa significativa verso una stabilizzazione, pur nella consapevolezza della distanza che ancora separa dalla guarigione.

Il sostegno di una città e il conforto della fede

L’attesa e la preoccupazione per le sorti della ragazza hanno tenuto con il fiato sospeso non solo la sua famiglia, ma un’intera città che, attraverso i social network degli amici e dei compagni di scuola, ha seguito in silenzio ogni flebile aggiornamento. A Biella, il sostegno si è manifestato anche attraverso le preghiere nelle messe domenicali, dove Elsa è stata più volte ricordata. Don Paolo Boffa, vicario generale della diocesi, ha espresso la propria gioia per il risveglio, unendosi al sentimento dei genitori e degli amici, pur sottolineando la lunghezza del cammino che attende tutti. «Ora non possiamo fare altro che invocare la forza del Signore per lei e per la sua famiglia», ha dichiarato, evidenziando come la dimensione della fede si intrecci con quella umana nell’affrontare una tragedia di tale portata.

La battaglia quotidiana contro le conseguenze del rogo

Il padre, che fino a quando la figlia non sarà fuori pericolo affida a messaggi scritti le comunicazioni con l’esterno, ha tenuto a precisare che quel traguardo, per quanto commovente, è soltanto un minuscolo passo avanti rispetto alla mole di difficoltà da superare. La prognosi, come ribadito, permane riservata e il quadro clinico richiederà una serie di interventi mirati non solo alla sopravvivenza, ma alla ricostruzione delle funzioni vitali compromesse. La vicenda di Elsa Rubino si colloca, purtroppo, nel novero delle gravi cronache nere che segnano l’inizio di quest’anno, casi in cui l’indagine sulle dinamiche dell’incendio – condotta dalle autorità competenti – procede parallelamente alla battaglia per la vita che si combatte in ospedale, una battaglia fatta di gesti minimi, di attese snervanti e di speranze tenacemente custodite.

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