Elsa Rubino, un primo segnale di risveglio per la quindicenne ustionata a Crans Montana
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Redazione Interno
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Un minuscolo, ma per i suoi decisivo, traguardo è stato raggiunto da Elsa Rubino, la studentessa biellese di quindici anni che sopravvisse, con gravissime ustioni, al rogo del locale Le Constellation di Crans-Montana nella notte di Capodanno. Dopo ventidue giorni di coma farmacologico, infatti, la ragazza ha dato un primo segnale di risveglio, come ha raccontato il padre Lorenzo al Corriere della Sera. «Ci ha riconosciuto», ha detto l’uomo, descrivendo quel momento avvenuto quando la sedazione era stata momentaneamente attenuata. Un attimo di commozione inimmaginabile, per i genitori, seppur consapevoli che il percorso medico che attende la figlia resta lungo e complesso.
Il lungo percorso clinico e il trasferimento a Torino
La prognosi per Elsa, che è ancora ricoverata nell’ospedale di Zurigo, rimane molto riservata e la sua situazione, come sottolineato dalla famiglia, presenta criticità importanti, prima fra tutte la mancanza di un intestino funzionante. La giovane, infatti, dovrà presto sottoporsi a un nuovo intervento chirurgico. Il quadro clinico, estremamente delicato, richiederà cure specialistiche e prolungate, per le quali è già previsto il suo trasferimento in Italia. Il Centro Grandi Ustionati del CTO di Torino si sta preparando ad accogliere la quindicenne non appena le condizioni generali ne permetteranno il trasporto, garantendo così la continuità delle terapie necessarie in una struttura di alta specializzazione.
Le indagini della Procura di Roma e la collaborazione con la Svizzera
Parallelamente al lento cammino di Elsa verso una possibile ripresa, procedono le indagini per fare luce sulle dinamiche della strage che causò quaranta vittime. La Procura di Roma, che ha avviato un procedimento per omicidio colposo plurimo in seguito alla morte di diversi connazionali, sta intensificando il proprio impegno investigativo. In questo contesto, magistrati italiani voleranno in Svizzera per un incontro cruciale con i colleghi della Procura di Sion, che coordina le indagini sul posto. L’obiettivo dell’incontro è duplice: fare un puntuale stato dell’arte sulle acquisizioni investigative e formalizzare una specifica richiesta di collaborazione.
I pubblici ministeri romani, infatti, chiederanno ufficialmente che la polizia giudiziaria italiana possa partecipare attivamente ai prossimi atti investigativi decisi dalle autorità elvetiche. Si tratta, nello specifico, della possibilità per gli investigatori italiani di essere presenti, e di collaborare, ad atti come perquisizioni, interrogatori e audizioni di testimoni, in un’ottica di piena sinergia per ricostruire la catena degli eventi che portò alla tragedia. Una richiesta che verrà discussa nei prossimi giorni, evidenziando la volontà di una stretta cooperazione internazionale.
Il sostegno dalla città di Biella
Mentre la macchina della giustizia cerca risposte, dalla città di origine di Elsa non cessano le manifestazioni di affetto e di sostegno. La vicenda della giovane ha profondamente segnato la comunità biellese, che ha seguito con trepidazione le sue condizioni. Don Paolo Boffa, vicario generale della diocesi di Biella, ha espresso la vicinanza spirituale della città, ricordando come Elsa sia stata più volte ricordata durante le celebrazioni domenicali subito dopo la tragedia. «Ora non possiamo fare altro che invocare la forza del Signore per lei e per la sua famiglia», ha affermato don Boffa, unendosi alla gioia per il primo risveglio ma ricordando, al contempo, che la strada da percorrere è ancora molto lunga.




