Francesco De Gregori, 75 anni di musica senza mai una gara a Sanremo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Nel 2015, alla vigilia del suo sessantaquattresimo compleanno, Francesco De Gregori citò “When I’m sixty-four” dei Beatles, quella canzone «caratterizzata da una melodia felice e gioiosa» nella quale diceva di rispecchiarsi interamente. Undici anni dopo, e quel numero è diventato 75, la colonna sonora perfetta per rappresentare la propria età – a suo dire – rimane quella «musichetta» lì, immutata nel sentimento nonostante il passare del tempo. Il cantautore romano, nato il 4 aprile 1951 da Giorgio De Gregori, bibliotecario, e Rita Grechi, insegnante di lettere, ha sempre coltivato un rapporto distaccato e quasi ironico con i rituali del mainstream musicale italiano: mai una volta, neppure per sbaglio, ha calcato il palco dell’Ariston a Sanremo. E questa, si sa, è solo una delle tante peculiarità che ne fanno una figura a sé, quasi un “zio partigiano” della canzone d’autore.
Quel nome in memoria di un eccidio
Francesco – lo si è ricordato spesso – fu chiamato così in onore dello zio paterno, ufficiale degli Alpini divenuto vicecomandante delle Brigate Osoppo e trucidato nel 1945 durante l’eccidio di Porzûs. Un legame profondo, quello con la Resistenza, che traspare in filigrana anche in alcuni dei suoi versi più celebri, senza mai scadere nella retorica. D’altronde, De Gregori ha sempre preferito la complessità delle storie a ogni semplificazione corale: ne “La donna cannone” come in “Generale”, la sua scrittura cesella personaggi e destini piuttosto che sciogliere facili consensi.
Il concerto del ’78 e l’omaggio di Rai Cultura
Proprio in occasione di questi 75 anni (che cadono oggi, 4 aprile), Rai Cultura ripropone venerdì 3 aprile alle 19.30 su Rai Storia il “Jeans concerto” dell’8 luglio 1978 allo stadio Flaminio di Roma: una data che vide quarantamila persone assiepate per l’incontro – o meglio, l’alternanza sul palco – tra De Gregori e Lucio Dalla. Il giornalista musicale Michel Pergolani introduce l’evento, rievocando quella che fu una delle serate più mitiche del rock d’autore italiano, con i due che si scambiano le canzoni come fossero lettere in una bottiglia.
Alice, il primo album e il ritratto femminile
Il primo album solista, “Alice non lo sa” (1973), conteneva già il suo primo vero approccio al ritratto femminile: «Alice guarda i gatti e i gatti guardano nel sole – mentre il mondo sta girando senza fretta – Irene al quarto piano è lì tranquilla – e si guarda nello specchio e accende un’altra sigaretta – e Lili Marlene, bella più che mai – sorride e non ti dice la sua età – ma tutto questo Alice non lo sa». Una vena poetica asciutta, quasi da cronista di un interno borghese, che con gli anni si sarebbe fatta solo più cesellata. Non c’è traccia, in questo De Gregori settantacinquenne, di compiacimento o di stanchezza: piuttosto la stessa «musichetta» felice che immaginava a 64 anni, e che oggi gli restituisce un’intera geografia di canzoni senza tempo.




