Travaglio sul Nove: la Corte dei Conti e il nodo dei costi per il ponte sullo Stretto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   “La Corte dei Conti non ha mai detto che non si deve fare il Ponte sullo Stretto. Ha fatto le pulci su questioni molto precise che riguardano i soldi nostri perché se c’è il buco, noi paghiamo oltre il ponte anche il buco”. Con queste parole, Marco Travaglio, intervenendo al talk show “Accordi&Disaccordi” sul Nove, ha offerto una lettura dello stop imposto dai magistrati contabili allo storico progetto, una lettura che sposta l’attenzione dal principio dell’opera alla sua sostenibilità economica, un aspetto che tocca da vicino le tasche dei contribuenti. La sua analisi, condotta durante la trasmissione condotta da Luca Sommi con Andrea Scanzi, delinea una posizione che, pur non negando l’utilità potenziale dell’infrastruttura, invita a una ponderazione severa degli oneri finanziari, i quali, in caso di previsioni errate, ricadrebbero interamente sulla collettività.

Un cantiere annunciato da secoli

Quello del collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria rappresenta un’aspirazione antica, un sogno che affonda le radici in epoche lontane e che ha conosciuto, nel corso dei decenni più recenti, una sequela di annunci, proclami e fermate improvvise. La vicenda è costellata di false partenze, di penali contrattuali che hanno generato contenziosi giudiziari prolungati, e di ripensamenti politici che ne hanno di fatto impedito la realizzazione, trasformando il progetto in un simbolo delle difficoltà italiane nel portare a compimento le grandi opere. Alcuni di essi, tra l’altro, ritengono che una conoscenza approfondita di questo passato travagliato potrebbe servire da monito per evitare di ripetere errori già commessi, un ciclo di speranze e delusioni che sembra perpetuarsi senza soluzione di continuità.

La reazione politica e la determinazione a procedere

Dall’altra parte, la reazione delle forze politiche che sostengono il governo è stata immediata e perentoria. “Il Ponte non si ferma”, hanno dichiarato con forza i rappresentanti della Lega nelle province di Messina e Reggio Calabria, sottolineando come l’opera non vada considerata un’iniziativa personale di un singolo ministro ma un progetto di interesse nazionale. Per confermare questa determinazione, i direttivi provinciali del partito si sono riuniti in sessione straordinaria, un segnale volto a trasmettere ottimismo e a ribadire la convinzione che dall’infrastruttura possano scaturire significativi benefici in termini di occupazione e di sviluppo economico per territori che da tempo reclamano un’inversione di tendenza.

Il clima di tensione con la magistratura contabile

Lo scontro, tuttavia, non si limita alla disputa sull’opportunità dell’opera e travalica i confini del merito tecnico, investendo il ruolo stesso dell’organo di controllo. In seguito alle critiche mosse alla Corte dei Conti per la sua decisione, è infatti riemersa con vigore la minaccia di una riforma dell’ordinamento della magistratura contabile, un provvedimento da tempo al centro del dibattito parlamentare. Questa eventualità, stando a quanto riportato da alcuni, viene percepita da una parte dei magistrati come un pericoloso tentativo di indebolire la loro autonomia, tanto che un procuratore campano della Corte ha parlato, in una dichiarazione che ha fatto molto discutere, di un rischio di ritorno a scenari non dissimili da quelli di un’epoca buia per la storia nazionale.

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