Travaglio sul Nove: "La Corte dei Conti non ha detto 'no' al Ponte, ma ha fatto le pulci sui costi"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   “La Corte dei Conti non ha mai detto che non si deve fare il Ponte sullo stretto. Ha fatto le pulci su questioni molto precise che riguardano i soldi nostri perché se c’è il buco, noi paghiamo oltre il ponte anche il buco”. Con queste parole, Marco Travaglio, ospite della trasmissione Accordi&Disaccordi sul Nove, ha offerto una lettura dello stop imposto dai magistrati contabili alla delibera che approvava il progetto definitivo, cercando di spostare il dibattito dalla contrapposizione politica alla sostanza delle osservazioni sollevate. La sua analisi, che ha il pregio di smussare gli toni più accesi del confronto, sottolinea come il cuore della questione non risieda in un'opposizione ideologica all'opera, bensì in una doverosa verifica della sostenibilità finanziaria di un'impresa i cui costi, qualora lievitassero oltre le previsioni, ricadrebbero inevitabilmente sulla collettività.

Le reazioni del governo e la minaccia della riforma

Le reazioni dell'esecutivo all'atto dei giudici sono state, com'era prevedibile, di netta contrarietà. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di una “invasione di campo inaccettabile”, mentre il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha definito la decisione un “danno grave per il Paese”. A questo coro di critiche si accompagna, come uno spettro che si aggira nel Palazzo, la minaccia di una riforma organica della magistratura contabile, già in discussione al Senato. Da più parti, infatti, si avverte che il provvedimento potrebbe essere approvato entro la fine dell'anno, un'ipotesi che non manca di sollevare timori profondi; un procuratore campano della Corte dei Conti, ad esempio, ha espresso la convinzione che una simile riforma rischi di “farci tornare a tangentopoli”, evocando lo spettro di un arretramento nella trasparenza e nel controllo sulla spesa pubblica.

La beffa di Giorgetti e la corsa contro il tempo

In un curioso contrappasso della vicenda, mentre il governo critica aspramente l'operato della Corte, lo stesso esecutivo, attraverso il ministero dell'Economia guidato da Giancarlo Giorgetti, ha previsto un aumento degli stanziamenti per i magistrati contabili nella prossima manovra finanziaria. Si parla di oltre cinquanta milioni di euro in più in due anni, una cifra che, se da un lato risponde a esigenze tecniche, dall'altro assume i contorni di una beffa per quanti, come Salvini, hanno attaccato frontalmente l'istituzione. Intanto, l'esecutivo è al lavoro per una corsa contro il tempo, finalizzata a non perdere i tre miliardi di euro già stanziati in legge di bilancio per l'avvio dei cantieri in Sicilia e in Calabria. Si tratta di un passaggio che, sebbene non desti allarme, deve essere compiuto al più presto dal Consiglio dei ministri, il quale è chiamato a mettere in sicurezza quelle ingenti risorse.

La linea della cautela in attesa delle motivazioni

Al momento, sembra essere stata scartata l'ipotesi di una immediata riproposizione del progetto alla Corte dei conti per un nuovo esame. Il governo, infatti, ha deciso di adottare una linea di estrema cautela, preferendo attendere la pubblicazione delle motivazioni dettagliate con le quali i giudici hanno bocciato la delibera del Cipess dello scorso agosto. Quell'atto, che costituisce la premessa indispensabile per qualsiasi mossa successiva, chiarirà nel dettaglio i profili di illegittimità rilevati, offrendo così all'esecutivo la mappa per eventuali correzioni del tiro o per sostenere, con argomenti più solidi, le proprie ragioni in un confronto che si annuncia ancora lungo e complesso.

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