La lezione di diritto di Giovanni Bachelet, oltre la prigione e il perdono
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Redazione Interno
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La scomparsa di Anna Laura Braghetti, che si è spenta dopo una malattia, riapre un capitolo tragico della storia repubblicana, riportando in primo piano, con una forza del tutto inattesa, la figura e le parole di Giovanni Bachelet. La Braghetti, la cui identità rimane per molti versi enigmatica, fu infatti una delle carceriere di Aldo Moro nella prigione di via Montalcini a Roma, un ruolo che, nonostante le indagini e il passare del tempo, continua a sollevare interrogativi su come la sua presenza in quell'appartamento sia potuta rimanere occultata per l'intera durata dei cinquantacinque giorni del sequestro. A quella vicenda, che segnò indelebilmente le coscienze collettive, seguì, qualche anno dopo, un altro efferato delitto, l'assassinio di Vittorio Bachelet, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, ucciso da un commando delle Brigate Rosse in cui la stessa Braghetti, come lei stessa avrebbe in seguito confessato, premé il grilletto.
Il peso della storia e il dovere della memoria
In quel frangente, a emergere con potenza fu la reazione del figlio della vittima, Giovanni Battista Bachelet, che all'epoca dei fatti non aveva ancora compiuto venticinque anni. Durante le esequie del padre, seppe trovare una forza straordinaria, radicata in una fede profonda, per pronunciare parole di una magnanimità che pochi, in circostanze così atroci, avrebbero potuto esprimere. Invitò infatti a pregare per coloro che avevano colpito suo padre, affermando, con un pathos che ancora oggi commuove, che sulle loro bocche ci dovesse essere sempre il perdono e mai il desiderio di vendetta, un sentimento che, pur senza nulla togliere al corso della giustizia umana, rappresentava l'unica via possibile per guardare al futuro.
Le dinamiche operative e gli sviluppi giudiziari
Sul versante giudiziario e investigativo, la cattura della terrorista fu opera di Domenico Di Petrillo, all'epoca capitano dei carabinieri, il quale ricorda con precisione il momento dell'arresto, avvenuto in un bar di piazza Cesarini Sforza. L'operazione, che portò alla cattura della Braghetti assieme ad altri due complici, si basò su informazioni preziose, frutto di una complessa attività di intelligence della quale fece parte, secondo quanto riferito dallo stesso ufficiale, anche un infiltrato che il Partito Comunista Italiano avrebbe messo a disposizione del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, una tessera che aiuta a comprendere il quadro, per molti versi opaco, di quelle indagini.
Il lascito di un pensiero che supera il tempo
Oggi, a distanza di decenni, la vicenda umana e politica di Anna Laura Braghetti si conclude, ma è la riflessione di Giovanni Bachelet a permanere, offrendo una chiave di lettura che va al di là della cronaca nera e dei suoi sviluppi processuali. La sua lezione, intrisa di un profondo senso del diritto e di un'umanità ferita ma non vinta, continua a interrogare le coscienze, ponendo al centro il valore inestimabile del perdono, un atto che, nella sua complessità, non cancella la necessità della giustizia ma si propone come un baluardo contro la spirale dell'odio, dimostrando come dalle ferite più profonde possa talvolta germogliare un messaggio di pace.




