Stellantis crolla a Piazza Affari: dazi Usa-Canada minacciano profitti
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Redazione Economia
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Il titolo Stellantis ha subito un brusco tracollo a Piazza Affari, cedendo oltre il 7% e toccando quota 11,46 euro, in una giornata nera per il settore automobilistico europeo, che nel complesso ha registrato un calo del 4%. La causa principale di questo tonfo è da ricercarsi nei timori legati ai dazi imposti dagli Stati Uniti sulle importazioni di veicoli provenienti dal Canada e dal Messico, misure che potrebbero avere un impatto significativo sui profitti del costruttore franco-italiano.
Secondo le stime di Bloomberg Intelligence, l’aumento delle tariffe doganali potrebbe erodere fino a 3,4 miliardi di euro di utile operativo (ebit) entro il 2025, qualora Stellantis decidesse di assorbire interamente l’incremento dei costi senza trasferirlo sui consumatori. La multinazionale, che esporta negli Stati Uniti auto prodotte sia in Messico che in Canada, è tra le più esposte a questa minaccia, insieme a Volkswagen. Nel complesso, i dazi statunitensi rischiano di cancellare 5,88 miliardi di dollari di utili operativi per i grandi produttori europei, con ripercussioni particolarmente severe per Stellantis, che importa circa 170.000 veicoli dal Canada e ne produce altri in Messico per il mercato americano.
La situazione si inserisce in un contesto già critico per l’azienda, che la scorsa settimana ha annunciato un crollo del 70% dei profitti per il 2024, con un fatturato in calo del 17%. La diminuzione della domanda nel mercato statunitense, dove i prezzi elevati dei veicoli hanno allontanato molti potenziali acquirenti, è stata tra i principali fattori di questo declino. In risposta, Stellantis ha avviato una revisione strategica, tagliando i prezzi della sua gamma di auto negli USA per ridurre l’eccesso di inventario e riattrarre i clienti.
Tuttavia, le misure adottate non sembrano sufficienti a placare le preoccupazioni degli investitori. A Piazza Affari, il titolo ha toccato un minimo di 11,30 euro, con un calo dell’8,35% e una capitalizzazione scesa a circa 33 miliardi di euro. Anche a Wall Street la discesa è stata netta, con i target price rivisti al ribasso e un’intensa attività di vendita che ha ulteriormente alimentato la volatilità.




