Quesada e la rivincita italiana: l'Australia cade ancora, tra ranking e le scelte azzeccate
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Redazione Sport
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Il delirio scoppiato al fischio finale al Bluenergy Stadium di Udine, dove l'Italia ha piegato per 26-19 l'Australia, non è stato soltanto l'urlo di gioia per una vittoria in sé, ma il segnale concreto di una squadra che, sotto la guida di Gonzalo Quesada, sta imparando l'arte sottile della gestione dei momenti decisivi. Quella che si è disputata non è stata una semplice partita dei test match autunnali delle Quilter Nations Series, bensì una partita dal peso specifico immenso, considerata la cruciale posta in palio per il ranking mondiale e la necessità di restare saldamente aggrappati alla top ten in vista dei futuri sorteggi. Se la vittoria di Firenze del 2022, la prima storica contro i Wallabies, poté apparire a molti come un episodio quasi miracoloso, il successo di Udine si è configurato come un'affermazione di sostanza, costruita con lucidità e un sacrificio difensivo stoico, capaci di ribaltare persino l'amarezza per una decisione arbitrale avversa che aveva concesso agli avversari una meta discutibile.
La spiegazione tattica di una vittoria costruita
In conferenza stampa, Gonzalo Quesada, evitando di sbilanciarsi sul paragone con altre vittorie del suo ciclo come quella in Galles nel Sei Nazioni 2024, ha sviscerato i dettagli che hanno reso possibile l'impresa. “Abbiamo saputo gestire i nostri palloni”, ha spiegato il ct argentino, sottolineando come la disciplina e la pazienza siano state le armi vincenti. “Costringendo gli australiani a fare tanti falli, siamo andati di tre punti in tre punti senza impazzire per cercare necessariamente di più, anche quando, forse, avremmo avuto l'opportunità per farlo”. Una concretezza offensiva, la sua, che ha trovato piena realizzazione nelle mete di Lynagh e Ioane, le quali hanno chiuso la contesa sigillando il secondo successo consecutivo contro una nazione di tale blasone rugbistico.
La risposta sulle scelte controverse
Quesada ha colto l'occasione anche per una piccola rivincita personale, rispondendo a chi, in precedenza, aveva messo in discussione le sue scelte tecniche. “Mi hanno chiesto perché facessi calciare Garbisi”, ha ricordato, per poi tesserne le lodi senza mezzi termini: “Paolo è stato strepitoso”. Questa fiducia riposta in un giocatore-chiave del gruppo è emblematica di un approccio che privilegia la lungimiranza e la conoscenza approfondita delle qualità a disposizione, un metodo che, in una serata di festa come quella udinese, ha trovato la sua piena e inoppugnabile conferma sul campo.
Un'Italia immensa tra creazione e sacrificio
Ciò che ha colpito, al di là del risultato, è stata la maturità mostrata dalla formazione azzurra, la quale ha saputo coniugare una spregiudicatezza creativa, ispirata nel costruire le azioni d'attacco, a una tenacia quasi feroce in fase di difesa. L'Italia si è presentata come una squadra completa, in grado di non perdersi d'animo di fronte alle avversità e di mantenere la concentrazione fino all'ultimo minuto, gestendo le fasi cruciali con una freddezza che fino a poco tempo fa sembrava un traguardo lontano. Una vittoria, quindi, che va oltre i due punti in classifica, proiettando un'immagine di solidità e di crescita che il rugby italiano sta costruendo partita dopo partita.




